venerdì, 11 luglio 2008

I Sigur Ros sono in declino o si evolvono? Il loro ultimo disco si chiama in maniera impossibile (aspettate che lo trovo da qualche parte e ve lo incollo)..."Með suð í eyrum við spilum endalaust", non so se mi spiego. A me è piaciuto, e anche un certo alleggerimento qua e là in favore di temi più cantabili del solito, con molte parti acustiche, non mi disturba affatto: non ci ho visto comunque nessun presagio di fine imminente come molti dicono. Trovo anzi che sul versante melodico, mai banale però, si esaltano le doti espressive di questa band islandese, in particolare del cantante Jónsi, con la sua voce in falsetto così suggestiva.


C'è gente che passa il tempo libero a preannunciare il crollo di questo o quel personaggio: è una sorta di piacere sadico che non condivido e non mi diverte.  A me, anzi, fa piacere se un artista continua a creare musiche di buon livello, anche se spostando poco a poco i suoi confini un po' più in là: direi che è preferibile a chi si limita a replicare all'infinito la prima formula vincente. Quello, ecco, mi sa di un'operazione furba e molto poco ispirata. Volete i nomi? Tirate nel mucchio e farete quasi sicuramente centro. Ci sono musicisti con i capelli bianchi che suonano come a vent'anni: a me non sembra proprio un segno di vitalità, poi fate voi.


Al contrario per molti un artista è tale solo se rifà continuamente se stesso, come se il tempo non esistesse. Mi pare una pretesa singolare: il tempo passa per tutti, e anche a un musicista rock conviene prenderne atto prima che il ridicolo lo sommerga. Non dico farsi da parte, ma suonare e cantare in linea con la propria esperienza, e quello che si è, mi pare sacrosanto. E' come quando ai concerti si pretende che un cantante ricanti i suoi vecchi cavalli di battaglia in maniera assolutamente identica al disco originale. Ma se il disco ce l'hai a casa e lo sai a memoria, dico io, perché spendi un mucchio di soldi per risentire dal vivo la stessa canzone suonata come in play-back? Il bello della musica dal vivo, invece, è appunto vedere come un musicista ripropone il suo repertorio dopo tanti anni, con la spontaneità e l'adrenalina che si ha sul palco.


Tornando a bomba, il disco dei Sigur Ros ve lo consiglio. Se volete leggere la  mia rece su "AltreMuse" la trovate qui: http://xoomer.alice.it/altremuse/progressive.htm#recensioni

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categoria:musica, riflessioni, dischi, sigur ros
venerdì, 04 luglio 2008

Non sono un vero appassionato della musica cosmica tedesca, ma ovviamente la conosco, come una delle più note espressioni musicali degli anni Settanta. Devo dire che alcuni dischi di questo genere richiedono tempo per venire assimilati: la loro natura è sostanzialmente contemplativa, caratterizzata da lunghe galoppate negli spazi siderali, attraverso sintetizzatori e tastiere varie, con rari interventi cantati e un'apparente monotonia sonora che può scoraggiare al primo approccio.


Riascoltare però un disco come "Zeit" dei Tangerine Dream ha sempre un suo fascino particolare. Qualcuno ha scritto che dischi del genere non appartengono a questo mondo: espressione enfatica per sottolineare appunto la dimensione cosmica, spaziale di questa musica. I Tangerine Dream, formati a Berlino nel 1967, appartengono all'elite del movimento tedesco per antonomasia: fu pensando a loro, e ad altri artisti come i Mythos, gli Ash Ra Tempel, Klaus Schulze e i primi Popol Vuh, che venne coniata la definizione suggestiva di "corrieri cosmici". Il trio costituito da  Froese, Baumann e Franke si stabilizza proprio con "Zeit", uscito nel 1972 come doppio album: sono quattro lunghi brani dove le tastiere elettroniche sono affiancate a tratti da un quartetto di violoncelli, come nell'iniziale "Birth of Liquid Plejades", la cui solennità trascina davvero in una dimensione superiore. E' un ascolto che richiede un minimo di predisposizione, ma ripaga alla fine con emozioni davvero uniche se si entra nello spirito giusto. Personalmente diffido un po' dell'elettronica fine a se stessa, ma qui siamo di fronte a un paesaggio sonoro tutt'altro che gelidamente tecnologico, che dischiude orizzonti diversi, veramente suggestivi. Facile però che per qualcuno il tutto risulti noioso e pesante...La ricezione della musica, lo sappiamo, è sempre estremamente soggettiva.


Ascoltando musiche del genere mi chiedo spesso perchè questo culto degli spazi, la dimensione cosmica insomma, sia stata sviluppata proprio in Germania, mentre altrove si parla soltanto di un generico space rock molto più accessibile, addirittura coniugato con forme di hard rock, ad esempio nel caso di band come gli Hawkwind. In verità è oggi accettata comunemente l'idea che il movimento cosmico tedesco sia nato da una costola dei primi Pink Floyd, quelli di Syd Barrett, e basta ascoltare il primo disco del gruppo inglese ("The Piper at the Gates of Dawn") , o anche le versioni live di "Ummagumma", per accorgersene. Il fatto è che quel tipo di sonorità divenne poi un marchio di fabbrica tipicamente teutonico, dando vita a un affollarsi di esperienze che non ha uguali. Qualcuno ha ipotizzato che la fuga negli spazi cosmici non sia altro che l'unico approdo emotivo per le nuove generazioni di musicisti tedeschi che nascono in un paese ancora ossessionato dalla terribile eredità del nazismo e dell'olocausto. Insomma, sarebbe un modo per annegare la propria identità storica in un'altra dimensione: ipotesi non banale, questa, ma certamente tutta da verificare. Intanto, conviene lasciarsi prendere dalla musica e uscire un po' da se stessi, in cerca di un'aria senz'altro più refrigerante di quella che ci fa sudare in questi giorni...


Ecco il sito ufficiale dei Tangerine Deam: http://www.tangerinedream.org/

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categoria:musica, dischi, tangerine dream, corrieri cosmici
domenica, 22 giugno 2008

Siccome fa caldo, e appena sale la temperatura perdo le forze, mi limito a segnalarvi una scheda sul gruppo inglese Sky. Secondo me è una delle migliori proposte nel campo della contaminazione tra rock e musica classica, con una spruzzata di fusion che non guasta.



Per essere chiari , siamo decisamente lontani da certe operazioni faraoniche e pompose di molti gruppi prog dei primi anni Settanta. Al contrario, qui si apprezza il gusto di una musicalità sobria e trasversale, che alla fine si rivela davvero gradevole, più di tanti esperimenti precedenti.


La mia scheda su "AltreMuse" la trovate al link seguente:


                   http://xoomer.alice.it/altremuse/data4.htm#sky


E' anche possibile ascoltare un breve estratto in RealAudio. Che il fresco sia con voi.


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categoria:musica, dischi, prog, progressive
martedì, 29 aprile 2008

Come si diventa musicisti oggi? Premesso che probabilmente è sempre più difficile, visto da un lato il decadimento dell'industria discografica e del mercato complessivo e anche il numero esorbitante che pensa di voler fare il mestiere della musica, farei un paio di considerazioni.


Se uno guarda programmi televisivi come "Amici" o "X Factor" potrebbe pensare che il modo più diretto è proprio quello di partecipare a uno di questi show, che sono di successo e garantiscono, va da sé, una vetrina sicura che fa girare perlomeno la tua faccia, doti a parte: magari, se sei telegenico, potrai vendere pentole o creme di bellezza in qualche televendita...Il problema è che "Amici", a dispetto del titolo, è una trasmissione dal mio punto di vista veramente "drogata": dovrebbe essere una scuola di arti varie, ma quello che si vede è una parata veramente insopportabile di piccoli nessuno, giovanissimi e perciò anche discretamente ignoranti, che si sentono autorizzati a trattare chi li giudica, dall'alto di una certa esperienza, con smorfie, ironie e ipotesi ridicole di congiure ai loro danni. Deprimente. Le puntate serali avvengono in un clima da corrida, con amici e parenti che tifano come allo stadio, ricoprendo di insulti e fischi chi osa criticare i propri beniamini. Orrore. Un ragazzo che guardi questi programmi si sentirà presto autorizzato a credere che per avere successo nello spettacolo conviene darsi delle arie come un divo e trattare chi muove qualche critica come un idiota invidioso o incapace di capire: così è. Il programma è orrendo.


A "X Factor" almeno si profila per chi vince la pubblicazione discografica. Il programma è più mirato e concreto, anche se certi comportamenti aleggiano qua e là. Però i partecipanti sono qualche anno più grandi, meno imbottiti di stupidaggini, e a volte mostrano di saperci fare. Inoltre, a parte la Ventura che la butta tutta sul piano emotivo, c'è perlomeno un musicista vero come Morgan che prova a fare osservazioni tecniche spesso interessanti. Ovviamente il clima è pur sempre simile al modello imperante della televisione attuale: enfatizzazione massima di ogni quisquilia, finte risse tra i giurati, occhi lucidi e pubblico tipo curva sud, ingredienti che ormai è difficile eliminare da una certa televisione. La musica però è senz'altro più protagonista.


Questo appena descritto è il modo più appariscente per prvare a sfondare. Per fortuna però ce n'è un altro. Non finisce mai in televisione, non fa notizia, non gode di sponsor o campagne promozionali. Si chiama studio, ricerca, pazienza, tenacia: per anni si vive nell'ombra, e magari ci si resta anche dopo, ma in compenso quello che raggiungi, poco o tanto, poggia s'una base più solida e duratura. Non devi vestirti da coglione. Non devi scuotere la testolina a tempo. Non devi sembrare quello che non sei. Devi saper suonare e basta. Ci sono ancora musicisti così? Ci sono eccome, ho le prove. Vi parlo di un trio di Bologna: si chiamano Akt e hanno registrato un CD lo scorso anno dal titolo "Déntrokirtòs" , veramente degno di attenzione per la qualità del progetto musicale e la maturità che traspare dai testi. Le voci non sono forse ancora calibrate al meglio, ma stupisce la coerenza interna della proposta: un sapiente mix di prog attualizzato con l'uso intelligente di certa elettronica, e una scrittura complessa quanto elegante, dietro la quale si sente un duro lavoro portato avanti con determinazione e talento. Questa è la musica che non finirà mai in televisione, forse, ma l'ascolto è veramente consigliato a chi non vuole rimbecillirsi tra piccoli mostri e divi di cartone.


La band si produce da sola (indovinate perché?), e chi vuole saperne di più può consultare il sito ufficiale:                    http://www.abstrakt.it/


Ho scritto anche una rece del disco su "AltreMuse":   



                 http://xoomer.alice.it/altremuse/progressive.htm#recensioni

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categoria:musica, riflessioni, televisione, dischi, attualità, akt
sabato, 08 marzo 2008

Oggi vorrei parlare di un artista che conoscevo solo di nome fino a due giorni fa, e ora corre ininterrottamente sul mio lettore cd: Marvin Gaye. Ho trovato un suo album del 1971 che si chiama "What's Going On"  e che mi aveva incuriosito leggendo recensioni entusiastiche in rete. E' vero, stiamo parlando di musica soul, cioè qualcosa che poco frequento, ma probabilmente sono in una fase di apertura al nuovo, o forse di insofferenza temporanea alle abitudini consolidate, chissà. Fatto sta che l'ho preso e non sono affatto pentito.


E' un disco ispiratissimo, di quelli che sembrano nati sotto una stella luminosa, baciati dalla grazia indescrivibile di tutti i capolavori. La voce è morbida e vibrante, e galleggia in un musica vaporosa che fluisce senza pause tra un brano e l'altro, cullato da sax e flauti, violini e cori, la ritmica sempre rotonda e pulsante, senza mai tradire l'ombra di una furbata. Il primo brano, quello che intitola il disco, è un gioiello assoluto, e il resto non è da meno: soprattutto non si ha mai l'impressione di un pezzo aggiunto a fare da riempitivo, tutto sembra esattamente lì dove doveva essere. I testi esprimono sconcerto e smarrimento per un mondo cinico, dominato da violenza e conflitti, ma come in tutto il soul americano la risposta è uno spiritualismo semplice e profondo: "God is Love", appunto. A volte anche accorato ("Save the Children"), più spesso pacificato dalla sua risposta religiosa, Gaye firma una sequenza di miracolosa bellezza che ti entra subito in circolo e incanta.


Dietro la meravigliosa naturalezza di questa musica si nasconde in realtà una dura lotta dell'artista per svincolarsi dai lacci delle major discografiche, nel caso la celebre Motown, che impediva al suo estro di esprimersi liberamente. ma non solo: il cantante usciva in realtà da una vera depressione per la malattia e la morte di Tammi Terrell, la cantante con la quale aveva collaborato per anni incidendo dischi di successo. La Terrell muore a marzo del 1970 e in giugno Gaye registra alcuni pezzi tra cui appunto "What's Going On", che la Motown pubblica a malincuore trovandoli poco commerciali. Il successo del singolo invece cambia le cose e con "What's Going On" finalmente Gaye riesce a fare il disco che voleva: si produce da solo, dando prova del suo grande talento in un album che rimane il suo vertice e un punto di riferimento per il soul che verrà.


Dopo un altro paio di bei dischi, l'artista va in crisi e solo  nei primi anni Ottanta riesce a ritrovare la grazia cristallina di questo album folgorante. Un ritorno spezzato dalla sua tragica fine avvenuta nel 1984, quando lo uccide un colpo di pistola del padre. Come tutti i grandi di quella generazione che ha visto bruciare in pochi anni innumerevoli talenti per miti in gran parte illusori e nefasti, neppure Gaye ha retto ai contraccolpi del successo e alla pressione di un ambiente che si nutre di eccessi. La sua musica però gli sopravvive e ci permette di apprezzarlo interamente come merita. Ai curiosi, a quelli che non hanno paura di uscire ogni tanto dal seminato, consiglio davvero questo disco: è un ascolto che dimostra come la bellezza della musica non sopporti confini e restrizioni. Insomma: Let's the music play.

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categoria:musica, soul, dischi, marvin gaye
domenica, 24 febbraio 2008

I Carmen sono una band californiana che nel corso dei Settanta ha realizzato tre album. Se amate le contaminazioni qui ne avete uno degli esempi migliori, che non vi deluderà. Vi sarà molto più facile restare conquistati dal gusto di questi musicisti così dotati.


Poiché il gruppo propone una spumeggiante miscela di flamenco e progressive, con accenti "glam" e pop, per qualche tempo si è pensato fossero spagnoli, ma non è così. Comunque, il feeling della tradizione flamenca è davvero dominante e in qualche caso anche i testi sono cantati in lingua spagnola, così che si può capire l'equivoco. Ascolto da un poco la riedizione digitale dei loro primi due dischi, "Fandangos in Space" e "Dancing on a cold wind" (1973 e 1974 rispettivamente),  e devo dire che raramente ho trovato musica così ricca d'inventiva, che non annoia neppure un minuto. I ritmi flamenchi e le straordinarie armonie vocali, uniti ad arrangiamenti dinamici e trascinanti, regalano emozioni in serie. Difficile non farsi contagiare da una ricetta tanto ricca e saporita. La forte impronta melodica, decisamente latina, aggiunge un tocco esotico, e trasognato a volte, che completa il quadro come meglio non si potrebbe. Grande musica davvero.


David Bowie a quanto pare era un vero fan dei Carmen, all'epoca in cui si trasferirono in Inghilterra dove poi il celebre Tony Visconti, entusiasta, produsse i loro primi lavori. (Da qui l'altro errore che ricorre in vari siti di considerarli inglesi...) Nonostante le ottime premesse,  con reazioni critiche più che buone, dopo un terzo disco male accolto il successo declinò e la band gettò la spugna per mancanza di un lancio promozionale adeguato. Con questo potenziale esplosivo è un vero peccato, ma per fortuna noi viviamo nell'era della riproducibilità tecnica dell'opera d'arte, come direbbe Walter Benjamin, e dunque possiamo rifarci contro il destino cinico e baro. Insomma, consiglio a tutti questo doppio CD coi due album: li ha pubblicati l'etichetta Angel Air nel 2006, e dovreste trovarlo con una certa facilità.


Ecco il link di un sito dedicato ai Carmen per altre informazioni:  http://www.fandangosinspace.com/

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categoria:musica, dischi, prog, carmen, progressive, rock progressivo
martedì, 12 febbraio 2008

Il rock è morto? E' una nullità reazionaria, come diceva qualcuno tempo fa? Non saprei, a me sembra in buona salute, a parte qualche acciacco fisiologico vista l'età. Però questa solfa dei soliti profeti di sventura che ogni tanto dichiarano la morte di questo e anche quell'altro, dal cinema al teatro alla musica, somiglia sempre più a un assioma senza capo nè coda: è gente che si annoia, entrata probabilmente in una fase "anedonica". Per non dire di peggio.


Tornando al rock e dintorni, basterebbe soffermarsi qualche minuto s'un disco come "The Bedlam in Goliath" dei Mars Volta, uscito da poche settimane, per concludere che si trattava di morte apparente, forse uno svenimento: appena ripresosi, però, il paziente è schizzato via come posseduto da una rinnovata energia. Questo disco, come gli altri prodotti dal gruppo ispano-americano, prima che piacere stordisce, annichilisce di suoni e atmosfere dirompenti, quindi fa pensare che la morte del suddetto rock è stata una vera illusione, diciamo pure una fesseria. E' vivo, altroche, sprizza salute da tutti i pori. Chiaramente si può discutere, i gusti son gusti, ma è davvero raro trovare un altro esempio tanto  vitale di musica potente e anche suonata come dio comanda, senza mai che un tale mix esplosivo di stili e suggestioni (prog, psichedelia, metal, latin-rock,ecc.) scada nel puro "rumore": ascoltare per credere, inclusi i gufi di cui sopra ovviamente. Loro soprattutto, anzi.


Chi vuole può leggere la mia recensione su "AltreMuse" a questo link:


                                          http://xoomer.alice.it/altremuse/progressive.htm#recensioni

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categoria:musica, rock, dischi, rock progressivo, mars volta
lunedì, 13 novembre 2006

Per questa volta mi limito a qualche segnalazione di cose recenti che mi hanno regalato qualche emozione, sperando sia lo stesso per voi.


Per il Progressive due dischi. Il primo è "Amputechture" dei Mars Volta. Disco potente come al solito, ma stavolta con sprazzi più ampi di melodia latina.


    Il sito della band: http://themarsvolta.com


L'altro disco da non perdere secondo l'Armando che sono e fui è "Terramare" dei romani Arpia, pubblicato dopo dieci anni di silenzio. Un concept molto originale sull'Eros, con riletture di poesia medievale e un rock dark davvero bello.


 Il sito ufficiale: http://www.arpia.info/


Al cinema vi consiglio caldamente "La sconosciuta" di Peppuccio Tornatore. Bello perché il regista abbandona certi barocchismi visivi alla Fellini e firma un'opera anche cupa e violenta, ma compatta e con sequenze da antologia. L'Italia di oggi, ahimè, è pure questa.


Invece il romanzo da non farsi sfuggire è l'atteso "Come dio comanda" di Niccolò Ammaniti. Merita sul serio: c'è l'Italia vista da parte dei falliti, i meno fortunati e i poveri cristi. Personaggi a volte repellenti, che lo scrittore sa renderci perfino simpatici, e non è affatto facile...Scrittura a incastro, con una grande capacità di svelare un mondo e uno stato d'animo attraverso i dettagli. Realistico ma anche fantasioso.



Ammaniti ha un suo sito: http://www.niccoloammaniti.com/


Con questo ho finito. Divertitevi, se potete, e alla prossima.

postato da: armapo alle ore 19:02 | Permalink | commenti
categoria:varie, libri, cinema, dischi