Non succede niente per lunghi mesi, poi invece qualcosa o qualcuno che ti sorprende arriva sempre. Meno male! Parlo dei film, dei libri, e compagnia bella. Bisogna coltivare l'abitudine, oserei dire, solo per venirne strappati da certi incontri salutari.
Cito a caso qualche frontale per me molto emozionante: "Toto le heros", il film di Jaco Van Dormael; i Kenso, un gruppo prog giapponese; le poesie di Sbarbaro; i romanzi postmoderni di Thomas Pynchon; i saggi controcorrente di Manlio Sgalambro (specie "Dell'indifferenza in materia di società"). Si tratta di opere, anzi avvenimenti, che in un certo modo tendono a replicare in noi, poveri adulti intristiti, certi stupori infantili relegati al passato remoto, ma ancora vivi come una cicatrice. Una scia di meraviglia che fa ancora breccia nella nostra ruvida scorza e riscopre quella specie di polpa più tenera che forse non cambierà più. Almeno quella.
Certo, la curiosità aiuta. E l'insofferenza per il deja-vu. Non è molto di moda, in realtà: dietro lo scialo di novità e mode passeggere, sembra che tutti cerchino solo quello che già conoscono. La replica della replica. Bisogna crederci, invece, stare all'erta come sentinelle sull'albero, per correre incontro a queste apparizioni. Quelli che potremmo definire i "soliti ignoti", per citare Monicelli, cioè esseri di specie umana che sappiano toccarci dentro e farci capire, sentire di più.










