sabato, 11 marzo 2006

Il cinema italiano è sempre in crisi, o moribondo, ma in che senso? Il sistema produttivo o distributivo è tremendo, va bene, come la logica del finanziamento pubblico. Se invece parliamo di livello medio dei film italiani, mi permetto di dissentire dal solito coro che spara a zero con un gusto non si capisce se più sadico o più superficiale.

Parlando da spettatore, mi pare che negli ultimi tre-quattro anni il cinema italiano abbia offerto molte ottime cose. Cito alcuni titoli di valore: "Saimir" di Munzi; "L'imbalsamatore" e "Primo amore" di Garrone; "A+R-Andata e Ritorno" di Ponti; "Casomai" e "La febbre" di D'Alatri, "Le conseguenze dell'amore" di Sorrentino. Si noti che alcuni sono opere prime, come il bellissimo film di Munzi, uno degli esordi più sorprendenti delle ultime stagioni.

Mi colpisce in particolare il tasso tecnico e la scrittura di questi film: la sceneggiatura, la fotografia, le tecniche di ripresa spigliate ma sofisticate, senza le goffaggini  e le approssimazioni di qualche tempo fa. Stessa cosa può dirsi per il panorama attoriale: la recitazione è mediamente molto buona,  non solo nei ruoli principali, ma anche in quelli secondari, una volta tirati via senza troppi scrupoli. Personalmente consiglio due film in sala in queste settimane. Uno è "Arrivederci amore, ciao" di Soavi. Basato sul romanzo di Massimo Carlotto, adotta un cinema di genere, ma contestualizzato nel nord-est italiano. Regia brillante, sceneggiatura oliata, grandi attori come Boni, Isabella Ferrari, Placido. Più classico "La terra" di Sergio Rubini: mescola sapientemente l'atmosfera del sud con una sorta di psicogiallo familiare, davvero molto intrigante. Due film eccellenti da non perdere. Insomma, per citare un film di qualche tempo fa, il Cinema Italiano tanto vituperato "sembra morto, ma è solo svenuto." Chi vivrà, vedrà.

postato da: armapo alle ore 17:24 | Permalink | commenti
categoria:cinema italiano