Ricomincia la stagione, riaprono i cinema, e allora vamos. Esordisco con "La bestia nel cuore", e mi colpisce, soprattutto, la grande qualità del cast: il premio a Venezia, vabbé, lo ha vinto la Mezzogiorno, ma che dire degli altri, da Stefania Rocca alla Finocchiaro, capace, quest'ultima di far anche sorridere in un film nient'affatto allegro? Le donne sono tutte eccellenti, e reggono loro il film, inclusa la regista Comencini.
Se il buongiorno si vede dal mattino, si profila un'annata gagliarda. Ma riuscirà il nostro eroe a scansare, acrobaticamente, la melassa clerico-valorista che sta invadendo tutto, e quindi, ahimè, perfino i beneamati schermi? No, dico, ma qui l'aria si fa pesante: la morte multimediale di Woytila ha scatenato un'orgia di sentimenti papisti, beatificanti, parrocchiali e aggressivamente oscurantisti che non si vedeva più dagli anni Cinquanta. La tivù ci propina da un pò fiction a carrettate su suorine, pretoni, papetti, misticoni e via dicendo: ah, i bei tempi dei camici e delle divise da carabba! Preparate i santini e chiedete perdono, brutti peccatori che siete andati a votare l'ultimo referendum e perdipiù vi accingete a votare Prodi e compagnia...Il Vaticano tuona, Pera incalza, sul ponte sventola bandiera bianca. Che Marx c'illumini, fratelli (ma mi accontenterei di Fassino).
Torneranno i cinema parrocchiali? Quelli che ammannivano filmoni strappalacrime come "Marcellino pane e vino" o, in vena più trasgressiva, "Totò e Marcellino". Sì, ma ovviamente aggiornati alla modernità: multisale con inginocchiatoi automatici per i momenti topici che vengono fuori da sotto la sedia, candele psichedeliche negli intervalli e odorama all'incenso per avvolgere i devoti fino all'ipnosi. E i non devoti? Ovvio, nelle catacombe, come i primi cristiani e come i primi cineforum del dopoguerra, non ancora sdoganati. I paradossi della storia, no? Pentitevi, intanto, che non si sa mai...A prescindere.










