giovedì, 06 ottobre 2005

Sigur Ros, come a dire un viaggio dentro l'ignoto. Sono unici questi islandesi, non somigliano a nessuno. Disco appena ascoltato, ma già capace di lasciare il segno: del resto a che serve ascoltare musica se non ti spiazza un po'? E' quello che deve fare, altrimenti è solo sottofondo da casello a casello...

Bisogna rimanere folgorati, o niente tra te e lei (la musica) succederà mai. Mi succedeva anche a dieci anni, mentre in cortile ascoltavo rapito una canzone di Battisti uscire dal balcone  di casa, "Pensieri e parole" magari: quello che arriva è lo scarto, sorprendente, tra la solita canzone e quella che stai ascoltando. In quella sensazione di smarrimento c'è tutto quello che vorrai ritrovare. Io ho cominciato così a cercare dischi diversi, a non accontentarmi delle melodie televisive. Una vita da carbonaro, insomma, a caccia di suoni inauditi. Forse c'è anche un poco di snobismo in questa ricerca del "diverso", di cose che pochi conoscono. Le cose migliori, comunque,  e in ogni settore, costano sempre fatica: per essere ripagati all'atto del ritrovamento. Un disco come oggetto d'amore, e l'ascolto, di conseguenza, come un prolungato orgasmo. E mi fermo qui.

 

postato da: armapo alle ore 19:22 | Permalink | commenti
categoria:musica, sigur ros, carbonari