Avete sentito? C'è un certo padre Nicolò Anselmi, responsabile della Pastorale giovanile della CEI, che senza aver visto il film in questione, cioè "Caos calmo" di Grimaldi, con Nanni Moretti protagonista, ha sentenziato che la scena di sesso di cui tanto si parla è "terribile". Dice che da un regista così "idealista" come Moretti si sarebbe aspettato una scena "romantica, soffusa d'amore", o per dire meglio "un momento d'amore aperto alla vita, ad un figlio". Per concludere, don Anselmi aggiunge di sperare che qualche attore faccia obiezione di coscienza sul set per non girare certe scene. Nel merito esprimo il mio completo disaccordo con Don Anselmi. Pacatamente...
Ora, io ho visto il film ieri sera. Mi sono divertito e l'ho apprezzato per diversi aspetti, constatando in particolare che la scena incriminata è solo una piccolissima parte, pienamente giustificata dal contesto psicologico della vicenda, di un film che dura oltre un'ora e quaranta minuti. Nanni Moretti è un attore perfetto per il ruolo, e Isabella Ferrari è bella e brava, ma il punto non è questo. Il punto, che andrebbe ribadito ogni volta che si parla di censura in uno spettacolo artistico, è che prima di prendere qualsiasi posizione bisognerebbe verificare di persona, documentarsi, e non accontentarsi di qualche chiacchiera raccolta qua e là. Prima di esprimersi, gentile don Anselmi, lei dovrebbe chiedersi: 1) Qual è la vicenda narrata in quest'opera di finzione? 2) In tale contesto drammaturgico, la scena tale ha un senso oppure no? 3) La suddetta scena può essere definita un volgare ammiccamento ai bassi istinti del pubblico o forse sono io che non capisco niente di cinema perchè sono troppo occupato a emettere sentenze a priori?
Ciò facendo, padre, ella avrebbe evitato molte sciocchezze. Ad esempio, saprebbe che Moretti è qui solo attore e non regista. Il regista si chiama Antonello Grimaldi. Inoltre, il sesso non è quel nido di rondini fiorito che lei sembra voler credere ad arte: il sesso, come la vita, è un' avventura umana votata all'imperfezione che domina da sempre i rapporti tra individui. Può essere meraviglioso, ma anche squallido, e nessun artista tacerà mai, se è un artista vero, questa ambivalenza di fondo. Perché la vita stessa è così, varia e imperfetta, e l'arte più grande l'ha sempre mostrata com'è, è così. Il cinema è finzione, certo, come la letteratura (il film è tratto dal romanzo omonimo di Sandro Veronesi), ma sarebbe più finta e meschina, diciamo pure inutile, se diventasse solo un inno luminoso a quella perfezione umana che non esiste. Non crede?
Il film, lo ribadisco, è bello e a tratti toccante, il cast è in stato di grazia, anche nei ruoli minori, e la regia di Grimaldi è riuscita a rendere accattivante una trama molto psicologica, vista l'origine romanzesca del soggetto, correndo sul difficile crinale del patetico senza mai caderci: complimenti davvero. Lo consiglio a tutti come un altro esempio di buon cinema italiano.
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