martedì, 15 novembre 2005

I tagli allo spettacolo non dovrebbero fare più notizia nel belpaese. E' prassi consolidata che un governicchio in crisi, se deve tagliare, spari sulla croce rossa, cioè, appunto, teatro, cinema, ecc. Chi si stupisce non ha capito che vive in un paese dove a far rima con cultura è quasi sempre "verdura" (Freak Antony docet). E tu vuoi sprecar tempo e denaro coi broccoli e la cicoria?

A condannare le arti e lo spettacolo è una classe politica che preferisce sperperare i dobloni in iniziative estemporanee, e magari garantendo ai suoi boss una scorta che neppure Gesù in persona: il nostro premier, scriveva Augias su "Repubblica", si sposta ogni volta con otto (8) auto blu intorno alla sua. Quelle non ha intenzione di tagliarle, non trova le forbici, o forse si è distratto. E poi, si sa, un comunista che attenti alla sua vita è sempre dietro l'angolo...

La tragedia, o tragicommedia, è che se esiste qualcuno e qualcosa che ha reso meno indegno il nome dell'Italia nel mondo non è certo il sorriso sbilenco di Andreotti, non è la formidabile dialettica di De Mita, la simpatica verve di tal Calderoli,  lo sgargiante riporto di Schifani o le miserrime barzellette dell'unto. No: se quando si parla dell'Italia all'estero, lo si fa ancora con qualche simpatia, è proprio grazie ai buffoni e ai saltimbanchi penalizzati dalle grandi manovre della finanziaria, oggi come ieri: attori e registi come Dario Fo, Mastroianni, Troisi, Sordi, Volontè, Giannini, Loren, Fellini, Pasolini, Benigni, e musicisti come Morricone, Piovani, Pollini, i cantanti, le orchestre, i teatri, ecc. Ma quelli del cinema, secondo Andreotti, avevano l'intollerabile torto di guardare la realtà italiana per ciò che era e lavarne i panni sporchi in pubblico. Capito? Rossellini, De Sica e Pasolini ridotti al rango di lavandaie imprudenti.  O quelli delle canzonette (Iannacci, Conte, Fossati, Battiato) che vanno in giro a fare i vagabondi invece di trovarsi un lavoro serio. Voilà la nostra classe dirigente: una congrega di accigliati moralisti che ancora non distinguono una sceneggiatura da una scenografia, e ancora  discettano tra cultura alta e cultura bassa. Lo spettacolo, per loro, è sempre la serie B, senza nessuna speranza di promozione nella serie A dei musei e del dottor Azzeccagarbugli. Cos'altro poteva partorire questo governicchio populista e retrivo, espressione di un paese dove perfino la parola "intellettuale", ormai, è solo sinonimo di insulto? E il colonnello Buttiglione, a capo del ministero taglieggiato,  che poteva ottenere se non gli spiccioli per poter dire "io ci ho provato?".  Meglio non sbilanciarsi troppo, se no è difficile che un colonnello diventi generale...Se la sinistra vincerà le elezioni è quest'idea di cultura che deve cambiare, soprattutto.

postato da: armapo alle ore 17:52 | Permalink | commenti (1)
categoria:spettacolo, buttiglione