Il Berlusca ha perso, ma non telefona. Non solo non telefona al legittimo vincitore, ma proclama a gran voce che non lo farà mai, nel tripudio dei suoi seguaci. La guerra, per uno così, non finisce mai: anzi, è la sola ragione di vita. Del resto a cosa potrebbe appigliarsi quando i numeri e gli italiani gli danno torto (di poco, e questo gli rode)? Non ha più niente da dire se non ripetere a iosa la solita tiritera sulla congiura ai suoi danni. Più che stupido, il suo è uno spettacolo noioso, e umanamente squallido. Al confronto, Follini pare uno statista coi fiocchi: lui invece un pupazzo caricato a molla, senza capacità di autocritica e privo di sfumature. Si può perdere in tanti modi, e lui ha scelto il peggiore. Il problema è suo, e di chi gli sta vicino, tanto Prodi governerà ugualmente, e speriamo a lungo, nonostante tutto.
Stavolta non ho parlato di libri, dischi o film, ma vuoi mettere? Un tipo simile è meglio di un compendio, una vera enciclopedia del cattivo gusto a trecentosessanta gradi. L'apoteosi della farsa e l'esatto contrario dello stile. Insomma, Berlusca: basta la parola.










