giovedì, 09 febbraio 2006
Uno dei piaceri della vita è scambiarsi gocce di bellezza. Condividere quello che si ama e vogliamo far conoscere all'altro/a. Dare e avere, ovviamente: una trasfusione reciproca di bellezza.

Inutile dire che i libri, come i dischi o i film, si prestano ottimamente al caso. Ci si avvicina quasi sempre così. In un vecchio saggio, Junger scriveva che quando si comincia a parlare con uno sconosciuto è un po' come quando si prova a premere un tasto e si ascolta proprio il suono che speravamo, e che riconosciamo subito. Questa risonanza iniziale incoraggia le confidenze e alimenta il rapporto, di qualunque tipo sia.
Personalmente ho passato giorni, felicemente, a registrare cassette piene di musica per la ragazza del momento, e mi bastava immaginare come ogni suono, testo e voce si riverberasse in lei per farmi sentire appagato. Oggi, meno poeticamente, sono passato ai CD masterizzati, ma è lo stesso. Anche se l'effetto non sarà quello che crediamo, qui si tratta proprio del desiderio di aprire un'anta del nostro armadio segreto, e farci conoscere attraverso quello che amiamo.

L'importante è avere ancora voglia di farlo, lanciare questa specie di messaggio in bottiglia, nonostante lo scetticismo tremendo che la vita ci ha inoculato. Sarà una forma di narcisismo, ma dimostra che non tutto è perduto. Non è romanticismo, è sentirsi ancora vivi e disponibili.
A pensarci bene, forse è questo che muove i consumi culturali di tutti. I musei vanno benissimo in certi casi, ma questo scambio interpersonale rimane essenziale, per me. Altrimenti ogni conoscenza, ogni cosa bella, finirebbe per marcire come un soprammobile lasciato a impolverarsi in un cassetto. Il bello deve circolare, o è inutile.
postato da: armapo alle ore 17:20 | Permalink | commenti (4)
categoria:musica, bellezza