giovedì, 17 gennaio 2008

E' davvero impossibile pensare di circoscrivere la musica degli anni Settanta. Lo dico per esperienza: a parte la mia adolescenza, tra il 1975-'76 e i primi anni Ottanta, quando esisteva solo il vinile, la mia passione per il prog e dintorni si è riaccesa negli ultimi dieci anni. Nell'età della musica digitale ho scoperto, con mio stupore, che ormai è possibile trovare di tutto, anzi di più: non solo quei dieci gruppi inglesi che tutti ascoltavamo all'epoca, qualche americano, i pochi italiani originali e i corrieri cosmici tedeschi, ma praticamente dischi rock da tutti i continenti o quasi.


In quei lontani anni dominati dalle dimensioni improprie dei cosiddetti "padelloni" a 33 giri, non esisteva niente di paragonabile. Esisteva il filtro della distribuzione ed era un ostacolo quasi invalicabile ai più, specie se si abitava in provincia. Pochi fortunati, dotati di mezzi e agganci, viaggiavano all'estero ed erano quelli che quasi clandestinamente importavano artisti che in Italia non erano distribuiti. C'erano i cataloghi per la vendita per corrispondenza, certo, ma era tutto molto più macchinoso. Non esistendo Internet e la comunicazione globale di oggi, potevi ordinare per lettera un certo disco, aspettare dieci-quindici giorni la risposta che magari diceva: "Spiacente, il disco è esaurito." E dovevi ricominciare da capo...


Oggi è tutto molto, molto più facile. Senza essere eroi, si può trovare in rete qualunque cosa e farsela arrivare a casa magari dal Giappone. Insomma, l'intero patrimonio musicale pubblicato negli ultimi decenni in qualsiasi parte del mondo è a tua disposizione. L'impressione paradossale, però, è che tante possibilità diano alla testa, così che si preferisce non rischiare troppo e tornare alla musica che già si conosce, senza curiosare troppo. Forse si spiega così il fatto che una volta scoperta una nicchia confortevole non la si lasci facilmente: chi ama il grunge, chi l'heavy metal o il jazz, e tutto il resto ciccia.


Se poi uno, come il sottoscritto, si è beccato il virus del prog underground più sfigato del cosmo, ignoto ai più perfino quando vedeva la luce negli oscuri Settanta, si illude così facendo di poter finalmente conoscere tutto, almeno di quel solo genere. Invece no, è impossibile: c'è sempre una ristampa che sbuca fuori dai cassetti, il gruppo peruviano o finnico che reclama la tua attenzione, e che potrebbe essere una "gemma nascosta del prog", chi può saperlo? Dunque non puoi fartela sfuggire, ovvio. Per quanto uno sia vaccinato contro le fregature, prima o poi il tarlo ti prende. Che dire? Ognuno ha la sua croce, con il rovescio delle sue delizie, naturalmente, e tuttosommato ci sono dipendenze ben peggiori.


Per farla breve, questo gruppo qui lo conoscevate? Si chiamano Banzai, e anche se col Giappone non c'entrano niente, non sono affatto male...Ascoltare per credere:


                            http://xoomer.alice.it/altremuse/dataprog.htm#banzai





 

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categoria:musica, riflessioni, rock progressivo, anni settanta
sabato, 29 aprile 2006

"L'ha detto la televisione", prima che il sistema televisivo italiano si aprisse alle emittenti commerciali, era qualcosa che significava, più o meno, "è verità, non può essere che così." C'era meno libertà e meno pluralismo, certo, e qualche certezza (illusoria) in più. Se il martedì mattina, a scuola, uno ti chiedeva "hai visto il film ieri sera?", non c'era alcun dubbio che si stesse riferendo al film trasmesso in prima serata sulla prima rete RAI appunto il lunedì sera, giorno consacrato al cinema in tivù. Fatta oggi, una domanda del genere, non avrebbe senso. La verità assoluta, in tivù e nella vita, probabilmente non esiste. Oppure esiste, ma è misconosciuta da chi dovrebbe comunicarla. Sto parlando, ovviamente, di verità piccole e non di massimi sistemi.

Un conduttore bravo e intelligente come Fabio Fazio, anni fa s'inventò un programma come "Anima mia", dove resuscitava, in chiave più o meno ironica, feticci e ricordi degli anni Settanta. Musicalmente però ebbe il torto di rappresentare l'Italia dell'epoca come un dominio di artisti come Baglioni, Pooh e Cugini di Campagna (da cui il titolo appunto)...Non so se Fazio sia sprovveduto o furbo, ma tutti dovrebbero sapere che non era esattamente così. Quel periodo è stato uno dei più eccitanti per la nostra musica, perché si scardinava finalmente il predominio dei tre minuti a canzone per gettarsi in lunghe suites, non sempre calibrate, dove comunque c'era una libertà creativa inconcepibile fin lì. Si ascoltavano suoni d'ogni tipo, accostamenti audaci tra generi diversi, e non si aveva paura di improvvisare, come nel jazz. La voglia di dire tutto, ma con nuovi strumenti e nuove parole, dava origine ai famigerati "concept-album": dischi cioè dove tutti i brani erano legati da un medesimo argomento, e qui la fantasia dei gruppi italiani fu notevole. Basta leggere i titoli dei dischi più noti del progressive nostrano: "La bibbia" (Rovescio della Medaglia); "Caronte" e "Atlantide" (Trip); "Darwin" (Banco); "Zarathustra" (Museo Rosenbach); "Passio secundum Mattheum" (Latte e Miele), ecc. Per non parlare dei concept di genere "fantasy", forse anche più interessanti: "Felona e Sorona" (Orme), "Ys" del Balletto di Bronzo o "Mr. E. Jones"(Nuova Idea) per citarne un paio. E non mancavano incursioni nel sociale, come "Palepoli" degli Osanna. Non c'erano confini, e ovviamente nascevano anche dei mostri, ma quella stagione, anche nei suoi lati eccessivi, non è passata inutilmente. Molti dei musicisti più rispettati, come Ivano Fossati, Franco Battiato, Ivan Graziani, Michele Zarrillo, Red Canzian (Pooh), Alberto Radius e lo stesso Luis Bacalov, si sono formati in quel clima e se la forma- canzone oggi è un contenitore così aperto e sfaccettato è anche merito di certe esperienze.

             

Ecco perchè il gentile Fazio, tra uno scherzo e l'altro, avrebbe potuto ricordarli, quei nomi. Avrebbe contribuito a dare un'idea più vera di una scena musicale che forse, dopo, non è mai più stata così ricca e libera. Con tutto il rispetto per Baglioni e soci, non si può sempre puntare sui soliti nomi, e ignorare tutto il resto, soprattutto se si ha il privilegio di parlare a un pubblico vasto come quello televisivo. Per rimediare, nel mio piccolo, faccio seguire una lista di gruppi e solisti rigorosamente anni Settanta, per i quali rimando poi al mio sito "AltreMuse" ( http://xoomer.virgilio.it/altremuse/ ) per ulteriori approfondimenti.

In ordine sparso, oltre a quelli già citati: Area, Acqua Fragile, Campo di Marte, Circus 2000, Albero Motore, De De Lind, Arti e Mestieri, Maxophone, Alan Sorrenti, PFM, Jumbo, Dedalus, Delirium, Alphataurus, Locanda delle Fate, Perigeo, Metamorfosi, Agorà, Il Volo, Biglietto per L'Inferno, Garybaldi, Pholas Dactylus, Pierrot Lunaire, Saint Just, Rustichelli e Bordini, Reale Accademia di Musica, Quella Vecchia Locanda, Rocky's Filj, Osage Tribe, Opus Avantra, Murple, Semiramis, Toni Esposito, Sensations' Fix, Stormy Six, Claudio Rocchi, e tanti altri. Perchè loro c'erano, e non dormivano affatto...

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categoria:musica, progressive, anni settanta