E' davvero impossibile pensare di circoscrivere la musica degli anni Settanta. Lo dico per esperienza: a parte la mia adolescenza, tra il 1975-'76 e i primi anni Ottanta, quando esisteva solo il vinile, la mia passione per il prog e dintorni si è riaccesa negli ultimi dieci anni. Nell'età della musica digitale ho scoperto, con mio stupore, che ormai è possibile trovare di tutto, anzi di più: non solo quei dieci gruppi inglesi che tutti ascoltavamo all'epoca, qualche americano, i pochi italiani originali e i corrieri cosmici tedeschi, ma praticamente dischi rock da tutti i continenti o quasi.
In quei lontani anni dominati dalle dimensioni improprie dei cosiddetti "padelloni" a 33 giri, non esisteva niente di paragonabile. Esisteva il filtro della distribuzione ed era un ostacolo quasi invalicabile ai più, specie se si abitava in provincia. Pochi fortunati, dotati di mezzi e agganci, viaggiavano all'estero ed erano quelli che quasi clandestinamente importavano artisti che in Italia non erano distribuiti. C'erano i cataloghi per la vendita per corrispondenza, certo, ma era tutto molto più macchinoso. Non esistendo Internet e la comunicazione globale di oggi, potevi ordinare per lettera un certo disco, aspettare dieci-quindici giorni la risposta che magari diceva: "Spiacente, il disco è esaurito." E dovevi ricominciare da capo...
Oggi è tutto molto, molto più facile. Senza essere eroi, si può trovare in rete qualunque cosa e farsela arrivare a casa magari dal Giappone. Insomma, l'intero patrimonio musicale pubblicato negli ultimi decenni in qualsiasi parte del mondo è a tua disposizione. L'impressione paradossale, però, è che tante possibilità diano alla testa, così che si preferisce non rischiare troppo e tornare alla musica che già si conosce, senza curiosare troppo. Forse si spiega così il fatto che una volta scoperta una nicchia confortevole non la si lasci facilmente: chi ama il grunge, chi l'heavy metal o il jazz, e tutto il resto ciccia.
Se poi uno, come il sottoscritto, si è beccato il virus del prog underground più sfigato del cosmo, ignoto ai più perfino quando vedeva la luce negli oscuri Settanta, si illude così facendo di poter finalmente conoscere tutto, almeno di quel solo genere. Invece no, è impossibile: c'è sempre una ristampa che sbuca fuori dai cassetti, il gruppo peruviano o finnico che reclama la tua attenzione, e che potrebbe essere una "gemma nascosta del prog", chi può saperlo? Dunque non puoi fartela sfuggire, ovvio. Per quanto uno sia vaccinato contro le fregature, prima o poi il tarlo ti prende. Che dire? Ognuno ha la sua croce, con il rovescio delle sue delizie, naturalmente, e tuttosommato ci sono dipendenze ben peggiori.
Per farla breve, questo gruppo qui lo conoscevate? Si chiamano Banzai, e anche se col Giappone non c'entrano niente, non sono affatto male...Ascoltare per credere:
http://xoomer.alice.it/altremuse/dataprog.htm#banzai
categoria:musica, riflessioni, rock progressivo, anni settanta











