Come sta il rock? La domanda è lecita: sono molti i valori e le istituzioni di riferimento che oggi se la passano male, e non si vede perché la musica più trasversale del dopoguerra debba fare eccezione.
A occhio e croce il rock sopravvive, pur senza vivere un periodo particolarmente brillante, e già mi sembra molto, nonostante il vertiginoso calo dei dischi venduti e via dicendo. La cosa che mi colpisce di più però è questa: si nota anche nei più giovani una voglia di guardare indietro, alla musica dei loro padri e dei fratelli maggiori. Un fenomeno che secondo me non esisteva fino a una decina d'anni fa: negli anni Settanta nessun adolescente avrebbe mai scelto di ascoltare la musica della generazione precedente. Nel 1976-1977, per capirci, io ascoltavo i Genesis, il Banco o i Pink Floyd, non certo Nilla Pizzi, Modugno o Jimmy Fontana. In quest'ultimo periodo, invece, mi capita di ricevere messaggi di giovani sui diciotto-vent'anni che dichiarano di ascoltare solo rock anni Settanta, o Sessanta addirittura, cioè lo stesso che ascoltavo io trent'anni fa. Bisogna ammettere che è curioso. Insoddisfazione per la musica odierna o c'è dell'altro?
Più in generale anche chi suona oggi, e qui parlo soprattutto del rock alternativo, manifesta una forte propensione ai modelli "vintage" del prog. Potrei citare il caso dei norvegesi Wobbler, che con "Afterglow" ricalcano da vicino, con ottimi risultati, la musica prog del passato; o anche un solista come l'americano Matthew Parmenter (ex cantante dei Discipline) che l'anno scorso pubblicò un vero gioiello come "Horror Express", che pare davvero nato da una costola di Peter Hammill. Per non parlare di un fenomeno come le Tribute Bands, cioè gruppi che ripropongono con scrupolo filologico, anche dal vivo, la musica di questo o quel gruppo degli anni Settanta. Un fenomeno in espansione che posso spiegarmi solo con la fame di passato delle nuove generazioni, che certi gruppi non hanno fatto in tempo a vederli suonare e si accontentano di queste "clonazioni".
Ovviamente, si può trattare anche di un richiamo strumentale voluto per ragioni biecamente commerciali, ma sta di fatto che i segnali che rimandano all'epoca d'oro del rock si moltiplicano: valga per tutti il film di Ang Lee "Motel Woodstock", in questi giorni nelle sale. In ogni caso, il fenomeno sembra riguardare anche il mondo del "mainstream": non si contano più i rifacimenti in chiave moderna di questo o quel classico, come se il passato fosse un serbatoio inesauribile in grado di offrire suggestioni ancora vitali. Se ne deve concludere allora che il rock, come tutte le esperienze e le creazioni umane, ha la sua infanzia (gli anni Cinquanta e il rock'n'roll), la sua adolescenza (i Sessanta del beat e della psichedelia), la sua maturità (i Settanta con il rock progressivo) e infine la sua inesorabile decadenza? Può essere, ma è anche vero che a un periodo di relativa stasi creativa è facile che succeda una fase di nuovo splendore: qualcosa del genere accadde negli anni Novanta, dopo il pop sintetico degli Ottanta, ad esempio. Staremo a vedere, ma è anche ormai certo che il rock ha già una storia alle spalle e dunque una sua classicità, con tanto di pantheon e divinità riconosciute, che risplende ormai di luce propria al di là delle mode più effimere. Il dibattito, come sempre, resta aperto.
A occhio e croce il rock sopravvive, pur senza vivere un periodo particolarmente brillante, e già mi sembra molto, nonostante il vertiginoso calo dei dischi venduti e via dicendo. La cosa che mi colpisce di più però è questa: si nota anche nei più giovani una voglia di guardare indietro, alla musica dei loro padri e dei fratelli maggiori. Un fenomeno che secondo me non esisteva fino a una decina d'anni fa: negli anni Settanta nessun adolescente avrebbe mai scelto di ascoltare la musica della generazione precedente. Nel 1976-1977, per capirci, io ascoltavo i Genesis, il Banco o i Pink Floyd, non certo Nilla Pizzi, Modugno o Jimmy Fontana. In quest'ultimo periodo, invece, mi capita di ricevere messaggi di giovani sui diciotto-vent'anni che dichiarano di ascoltare solo rock anni Settanta, o Sessanta addirittura, cioè lo stesso che ascoltavo io trent'anni fa. Bisogna ammettere che è curioso. Insoddisfazione per la musica odierna o c'è dell'altro?
Più in generale anche chi suona oggi, e qui parlo soprattutto del rock alternativo, manifesta una forte propensione ai modelli "vintage" del prog. Potrei citare il caso dei norvegesi Wobbler, che con "Afterglow" ricalcano da vicino, con ottimi risultati, la musica prog del passato; o anche un solista come l'americano Matthew Parmenter (ex cantante dei Discipline) che l'anno scorso pubblicò un vero gioiello come "Horror Express", che pare davvero nato da una costola di Peter Hammill. Per non parlare di un fenomeno come le Tribute Bands, cioè gruppi che ripropongono con scrupolo filologico, anche dal vivo, la musica di questo o quel gruppo degli anni Settanta. Un fenomeno in espansione che posso spiegarmi solo con la fame di passato delle nuove generazioni, che certi gruppi non hanno fatto in tempo a vederli suonare e si accontentano di queste "clonazioni". Ovviamente, si può trattare anche di un richiamo strumentale voluto per ragioni biecamente commerciali, ma sta di fatto che i segnali che rimandano all'epoca d'oro del rock si moltiplicano: valga per tutti il film di Ang Lee "Motel Woodstock", in questi giorni nelle sale. In ogni caso, il fenomeno sembra riguardare anche il mondo del "mainstream": non si contano più i rifacimenti in chiave moderna di questo o quel classico, come se il passato fosse un serbatoio inesauribile in grado di offrire suggestioni ancora vitali. Se ne deve concludere allora che il rock, come tutte le esperienze e le creazioni umane, ha la sua infanzia (gli anni Cinquanta e il rock'n'roll), la sua adolescenza (i Sessanta del beat e della psichedelia), la sua maturità (i Settanta con il rock progressivo) e infine la sua inesorabile decadenza? Può essere, ma è anche vero che a un periodo di relativa stasi creativa è facile che succeda una fase di nuovo splendore: qualcosa del genere accadde negli anni Novanta, dopo il pop sintetico degli Ottanta, ad esempio. Staremo a vedere, ma è anche ormai certo che il rock ha già una storia alle spalle e dunque una sua classicità, con tanto di pantheon e divinità riconosciute, che risplende ormai di luce propria al di là delle mode più effimere. Il dibattito, come sempre, resta aperto.
postato da: armapo alle ore 12:55 | Permalink | commenti (12)
categoria:musica, riflessioni, rock, prog, tribute band, retrò
Commenti

categoria:musica, riflessioni, rock, prog, tribute band, retrò










