Ho visto il film ieri e una cosa voglio dire subito: è raro che un film della durata di due ore e mezza scorra così bene, senza punti morti, lasciando perfino il rammarico di vederlo finire. E' un grande affresco, si è detto, epico a suo modo, ma attenzione: qui non ci sono figurine schiacciate dagli eventi di un secolo, ma personaggi che reggono fino in fondo, tutti dotati del giusto spessore umano. In questa coralità che trasuda poesia, fatica, mitologia e cruda realtà, si affermano ciascuno con il suo carattere specifico, e vivono di vita propria.
Con un certo coraggio, Tornatore ha scelto come protagonisti due attori siciliani poco conosciuti al grande pubblico, come Francesco Scianna e Margareth Madè (eccellenti), offrendo invece ai volti più noti solo ruoli di contorno, ma spesso molto brillanti: cito ad esempio il bravissimo Leo Gullotta. Ha scelto bene, il regista, e ha girato un film a suo modo classico, elegante ma anche sofisticato, che davvero può piacere a tutti per la pluralità dei suoi riferimenti. Storia d'amore, di povertà e soprusi, certo, ma anche di una società che evolve attraverso l'impegno in prima persona, come quello politico. Ecco, il film di Tornatore suona anche come un grande atto d'amore per la politica, e per chi si sporca le mani e lotta per cambiare le cose: e infatti sul letto di morte, il vecchio padre ripete più volte come un mantra che "la politica è bella", e suo figlio lo sa."Baarìa" è uno di quei film così ricchi di colori, voci, facce, paesaggi e storie (piccole e grandi) che potresti vederlo più volte, trovandoci sempre qualcosa di nuovo, come avviene per certi romanzi classici. L'amore per il proprio mestiere, per i propri personaggi, si rivela proprio nella cura per i dettagli, perché niente vada perso e componga alla fine il mosaico che osserviamo : microstoria e macrostoria si tengono così per mano miracolosamente, e ognuno troverà almeno una scena, un momento, per commuoversi. Perché il cinema in fin dei conti è questo: comunicare l'essenza per via emotiva, attraverso immagini che sono soltanto, magari, lo sguardo di un bambino che osserva il mondo dal suo angolo, e impara a sognare. A questo punto, poco importa se "Baarìa" vincerà o meno l'oscar: di sicuro, questo è un film destinato a restare.
categoria:recensioni, cinema, film, attualità , baarìa











E' un film che riflette in parte la storia dello stesso regista, giovane pugliese che viene a Roma per fare l'attore ed entra in polizia per mantenersi. Mentre cerca di entrare all'Accademia finisce così tra gli studenti che occupano l'Università, come infiltrato. Qui conosce e s'invaghisce di una ragazza a sua volta innamorata di un giovane leader dell'occupazione. La sceneggiatura tiene insieme storie e personaggi con una certa disinvoltura, aiutato da un cast in stato di grazia: accanto a Scamarcio (il poliziotto) e Luca Argentero (il leader della protesta), spicca una straordinaria Jasmine Trinca, sempre più brava, alle prese con un personaggio che simboleggia le lacerazioni profonde che quegli anni "formidabili" (per dirla con Mario Capanna) provocarono in seno alla borghesia italiana. In ruoli di contorno vanno ricordati anche Silvio Orlando e Laura Morante, entrambi molto efficaci.