mercoledì, 24 giugno 2009

Decisamente gli anni Settanta sono per un appassionato un vero pozzo di cui si fatica a vedere il fondo. E' chiaro che ravanando tra le tante ristampe d'epoca a volte si tira su anche qualche ciofeca, buona peraltro a far risplendere, per contrasto, piccoli gioielli. Ultimamente ho deciso di prendere un paio di dischi che in passato avevo trascurato nell'ambito del progressive italiano minore, come sapete ingombro di materiali molto diversi per valore artistico e caratteristiche.


Il primo è  "Debut", pubblicato nel 1973, unico disco accreditato a Gigi Pascal e la Pop Compagnia Meccanica. Napoletano come il famigerato Fabio Celi coi suoi Infermieri (che ho sempre trovato più bizzarro che bravo), Pascal è un cantante discreto, con l'ugola impostata un po' alla maniera del pop melodico fine anni sessanta. I testi sono ingenui, non troppo elaborati, ma la musica è fresca e qua e là apprezzabile. L'organo e la batteria sono gli strumenti che spiccano nel disco, entrambi suonati con molto brio e una certa spontaneità che evita comunque la noia. Peccato che i pezzi siano troppo brevi per permettere uno sviluppo interessante dei temi musicali, del resto l'album dura poco meno di 27 minuti!


Un disco minore, senza dubbio, con qualche spunto, solo accennato, che pure lasciava intravedere delle qualità di fondo.


Discorso molto diverso per l'altro disco, "Misterious Dream" , opera seconda dei Living Life. Il gruppo è torinese, e dopo l'esordio del 1975 ("Let: from experience to experience"), con una formazione diversa si ripresenta nel 1981 per questa incisione davvero molto interessante. E' un disco che fonde in maniera elegante un certo jazz-rock raffinato con atmosfere vagamente space-rock di sapore onirico, come dice il titolo. I testi in inglese sono anche ben cantati e inseriti in maniera organica nel tessuto strumentale, cosa piuttosto rara nel panorama italiano di quegli anni. Flauto, chitarra e molto synth dominano il suono della band, decisamente personale, anche se forse arrivato fuori tempo massimo, con il prog italiano ormai in agonia. Si tratta comunque di un disco che mi sento di consigliare agli appassionati più esplorativi, meritevole di stare accanto alle esperienze più note del nostro underground. Dove, come volevasi dimostrare, convivevano orrori e delizie: una stagione irripetibile.

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categoria:musica, recensioni, dischi, prog, ristampe, rock progressivo italiano
mercoledì, 17 giugno 2009

A proposito di Arpia ecco qua un video da Youtube che mostra il gruppo esibirsi con un estratto dall'ultimo album "Racconto d'inverno". Come si nota, tutto è acustico, e il grosso è costituito dall'ottimo duettare tra le voci di Leonardo Bonetti e Paola Feraiorni. Un filo continuo e sempre interessante tra i due protagonisti di questo racconto in musica che nasce sulla scorta del romanzo omonimo.


Mi sembra piuttosto suggestivo, anche se forse la qualità audio non è delle migliori, e spero invogli qualcuno all'ascolto del disco, che consiglio davvero a chi ama farsi sorprendere. Io stesso mi aspettavo decisamente un hard-progressive più tipico, come nel precedente "Terramare" (peraltro molto originale), e invece ecco un progetto che spiazza, ma alla fine lascia il segno. Buon ascolto.


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categoria:video, rock italiano, dischi, musica live, racconto dinverno, arpia
giovedì, 04 giugno 2009

E' tempo di segnalazioni musicali. Approfittatene prima che l'afa e il vento caldo dell'estate, come cantava Alice, vengano ad affossare le nostre residue forze.


Segnalo anzitutto l'atteso, e finalmente uscito, nuovo cd dei romani Arpia. Credo di aver già parlato del loro disco precedente, "Terramare" (2007), una delle migliori sorprese italiane in materia di prog e dintorni. Con il nuovo album, intitolato "Racconto d'inverno" e pubblicato dalla Musea, la band di Leonardo Bonetti conferma soprattutto la sua natura eclettica, che riesce sempre a spiazzare i cacciatori di etichette: il progetto multimediale stavolta è completato dal romanzo con lo stesso titolo che il cantante ha scritto qualche mese fa. Un progetto inusuale e decisamente coraggioso. Ho già detto della bontà del libro, ma anche la musica che ascolto in questi giorni non ha niente di scontato. Curiosamente il gruppo mette da parte gli accenti hard-prog e si affida essenzialmente alle chitarre acustiche, più basso e tastiere, per dar voce al nucleo del racconto. Quello che però impressiona è la splendida dialettica che s'instaura da subito tra le due voci, cioè Bonetti e la bravissima Paola Feraiorni, in un continuo rimando alla sostanza lirica ed estrema che anima il progetto di "Racconto d'inverno". E' davvero notevole come il quartetto romano riesca a tener desta l'attenzione per l'intera sequenza senza effetti speciali: la musica scorre piena di suggestione senza soluzione di continuità, tra atmosfere raccolte o cariche di tensione. Un disco che conquista ad ogni ascolto e non annoia mai.


L'altro disco che segnalo è dei norvegesi Wobbler, già uscito per la verità da qualche mese. Si chiama "Afterglow" e promette autentiche delizie ai seguaci incalliti del progressive crimsoniano, tra dosi massicce di mellotron e maestosi squarci lirici, a volte apocalittici. Forse è stilisticamente più convenzionale, nel senso di derivativo, ma suonato comunque con una bella grinta e un'adesione notevolissima a quel filone romantico-visionario che ha segnato l'evoluzione del genere. Non deluderà di certo chi ha messo nel suo pantheon personale l'occhialuto maestro Robert Fripp e la sua creatura cremisi.


Buon ascolto e ottime vibrazioni a voi tutti.

postato da: armapo alle ore 20:34 | Permalink | commenti (5)
categoria:musica, dischi, prog, novitĂ , progressive rock, cd , arpia, wobbler