Decisamente gli anni Settanta sono per un appassionato un vero pozzo di cui si fatica a vedere il fondo. E' chiaro che ravanando tra le tante ristampe d'epoca a volte si tira su anche qualche ciofeca, buona peraltro a far risplendere, per contrasto, piccoli gioielli. Ultimamente ho deciso di prendere un paio di dischi che in passato avevo trascurato nell'ambito del progressive italiano minore, come sapete ingombro di materiali molto diversi per valore artistico e caratteristiche.
Il primo è "Debut", pubblicato nel 1973, unico disco accreditato a Gigi Pascal e la Pop Compagnia Meccanica. Napoletano come il famigerato Fabio Celi coi suoi Infermieri (che ho sempre trovato più bizzarro che bravo), Pascal è un cantante discreto, con l'ugola impostata un po' alla maniera del pop melodico fine anni sessanta. I testi sono ingenui, non troppo elaborati, ma la musica è fresca e qua e là apprezzabile. L'organo e la batteria sono gli strumenti che spiccano nel disco, entrambi suonati con molto brio e una certa spontaneità che evita comunque la noia. Peccato che i pezzi siano troppo brevi per permettere uno sviluppo interessante dei temi musicali, del resto l'album dura poco meno di 27 minuti!
Un disco minore, senza dubbio, con qualche spunto, solo accennato, che pure lasciava intravedere delle qualità di fondo.
Discorso molto diverso per l'altro disco, "Misterious Dream" , opera seconda dei Living Life. Il gruppo è torinese, e dopo l'esordio del 1975 ("Let: from experience to experience"), con una formazione diversa si ripresenta nel 1981 per questa incisione davvero molto interessante. E' un disco che fonde in maniera elegante un certo jazz-rock raffinato con atmosfere vagamente space-rock di sapore onirico, come dice il titolo. I testi in inglese sono anche ben cantati e inseriti in maniera organica nel tessuto strumentale, cosa piuttosto rara nel panorama italiano di quegli anni. Flauto, chitarra e molto synth dominano il suono della band, decisamente personale, anche se forse arrivato fuori tempo massimo, con il prog italiano ormai in agonia. Si tratta comunque di un disco che mi sento di consigliare agli appassionati più esplorativi, meritevole di stare accanto alle esperienze più note del nostro underground. Dove, come volevasi dimostrare, convivevano orrori e delizie: una stagione irripetibile.
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