Sul concetto di capolavoro è difficile intendersi. Il termine, secondo i vocabolari, indica un'opera eccelsa, che fissa o stabilisce i canoni espressivi di uno stile, e fa in qualche modo da apripista per le opere che verranno in seguito. In parole povere, i capolavori sono pochi per definizione, o non sarebbero tali.
Restringendo il campo alla musica, e ancora di più al Rock Progressivo classico, dove capita spesso di abusarne con una certa leggerezza, si potranno distinguere ad esempio i capolavori assoluti da quelli, diciamo così, di secondo grado: i primi aprono la strada a un genere e diventano immediatamente dei classici, i secondi sono relativi a una singola scena nazionale o a un sottogenere del prog. Usando questo metodo si potrebbe forse evitare d'inflazionare ogni opinione con giudizi fin troppo generosi e spesso poco meditati, come è facile osservare navigando per il web. Se bastasse il gusto soggettivo di un momento a decretare cos'è un capolavoro ce ne sarebbero migliaia, ma bisogna raffreddare gli entusiasmi estemporanei e valutare ogni disco nel suo contesto (storico, stilistico, geografico, ecc.). Non troppo diversamente, insomma, da quello che si fa nella critica letteraria o nell'arte.
Faccio qualche esempio per capirci: "In The Court Of The Crimson King" è un capolavoro assoluto perché, fino a prova contraria, inaugura una cifra espressiva fino a quel momento inaudita (1969), e fissa quindi i canoni di quello che si chiamerà rock progressivo di tipo sinfonico-romantico. Ci potrà essere qualcuno che preferisce altri dischi dei King Crimson, ma direi che si può parlare di un giudizio abbastanza oggettivo. Lo stesso può dirsi ad esempio di "Pawn Hearts" dei Van der Graaf Generator, per la stlizzazione "gotica" degli elementi tipici del progressive, e di pochi altri ancora: "Fragile" (Yes), "John Barleycorn Must Die" (Traffic), "Nursery Crime" (Genesis), "Third" (Soft Machine), "Acquiring the Taste" (Gentle Giant).
Ci sono poi dei capolavori relativi alle singole scene musicali. In Italia io ritengo tali, ad esempio, il primo disco del Banco, "Felona e Sorona" delle Orme, "Palepoli" degli Osanna, "Storia di un minuto" (PFM) e "Ys" del Balletto di Bronzo. Dischi quasi sempre "derivativi", perchè prendono spunto dal prog inglese, soprattutto sinfonico-romantico, per cercare una propria via espressiva, in maniera discretamente personale o anche molto originale (gli Osanna, il Balletto di Bronzo). In Olanda sono capolavori dischi come "Moving Waves" dei Focus, in Germania "Yeti" degli Amon Dull (II), in Francia "Au-delà du delire" degli Ange e "MDK" dei Magma, e così via.
Dischi belli, bellissimi o comunque significativi ce ne sono tanti, insomma, ma prima di gridare al capolavoro bisognerebbe sempre andarci cauti e porsi sempre qualche domanda. Del tipo: ne so abbastanza per affermare che il tal disco è un capolavoro? E soprattutto: capolavoro rispetto a cosa? In poche parole, bisogna ascoltare centinaia di album prima di emettere sentenze in qualche modo attendibili, oppure si parla solo per parlare. Va benissimo, visto che qui non si discetta di massimi sistemi, ma basta saperlo.
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