giovedì, 26 marzo 2009

A "X Factor", tra qualche eccesso e qualche inevitabile pacchianeria in omaggio a una certa "trash-tv" che ormai detta legge, si possono gustare a volte esibizioni di rilievo che valgono la visione.


Nell'ultima puntata l'ospite era Ivano Fossati, che prima ha eseguito "La guerra dell'acqua" e poi ha duettato con Morgan nella splendida "Una notte in Italia", uno dei suoi vertici assoluti. Visibilmente emozionato, e come sempre viscerale nell'accompagnarlo al pianoforte e nel canto, Morgan ha confermato di essere una colonna del programma: piaccia o meno, sue sono le uniche riflessioni davvero "musicali" del programma, sue le poche citazioni storiche del rock ma non solo, sua anche la capacità di giudicare "criticamente" concorrenti e canzoni in gara. Maionchi e Ventura si limitano a giudizi stringatissimi e fatti in serie ("Mi sei piaciuto, l'hai fatta bene, hai una bella voce") oppure si appellano al "cuore", peggio ancora: la Ventura, simpatica quanto si vuole, non va più in là di questi referti "cardiologici". Sembra un fatto di natura, mica di cultura...


Il pirata Morgan è stato anche quello che si è battuto per avere in trasmissione nomi del calibro di Fossati, e solo per questo bisognerebbe ringraziarlo, visto che il genovese la tv la frequenta pochissimo e in modo molto selettivo (e fa bene). Inoltre i suoi duetti, da ricordare anche quello al basso con Patty Pravo, sanno sempre trasmettere l'idea che la musica non è solo un semplice sfondo per la sosta al semaforo o mentre ci si taglia le unghie, ma vera condivisione di un'emozione tutta da vivere: niente di scontato, ma ogni volta qualcosa da perfezionare dal vivo, senza pregiudizi ma con la massima disponibilità al "nuovo". Un utilissimo promemoria, nell'epoca della musica da tappezzeria.

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categoria:musica, trasmissioni, morgan, fossati, tv
domenica, 15 marzo 2009

E' nelle sale l'ultimo film di Giuseppe Piccioni: "Giulia non esce la sera". Piccioni è un regista che può piacere o meno, ma ha secondo me un grosso pregio rispetto a molti suoi colleghi: sa costruire e mettere in scena i suoi personaggi come pochi. Non cerca effetti speciali o scorciatoie ingannevoli per attrarre, ma cerca nelle sue storie dei tratti emblematici ma nascosti del vivere quotidiano, facendoli emergere in un incontro o una situazione imprevista. E' quanto accadeva in film per me molto belli come "Fuori dal mondo", forse il suo vertice, o anche "La vita che vorrei", l'ultima sua opera prima di questa (2004).


Qui c'è uno scrittore emergente in attesa della consacrazione definitiva (un premio letterario), che s'imbatte un giorno in una misteriosa insegnante di nuoto. Lui non sa nuotare e lei glielo insegna: ma la loro attrazione scorre su altri binari. E' l'incontro di due disagi che cercano una via d'uscita dalle loro vite giunte a un punto morto: lui non sa se davvero scrivere ha un senso, ma si lascia guidare nei meccanismi editoriali con fatalismo, mentre lei è una reclusa (ha ucciso un uomo) e non esce mai la sera proprio perchè i suoi permessi sono limitati alle ore di lavoro in piscina. Lui sta cambiando casa, ma senza entusiasmo per la prospettiva e la moglie, e lei non è più riuscita a parlare con sua figlia dopo averla abbandonata anni prima. Le reciproche mancanze, e le piccole competenze specifiche (saper esprimere i sentimenti, muoversi dentro e sotto l'acqua) sono alla base del loro rapporto, fatto di spiragli e passi falsi dentro la complessità delle rispettive situazioni. Film amaro, crepuscolare direi. Valeria Golino offre un'interpretazione strepitosa, mentre Valerio Mastandrea è perfetto con la sua consueta perplessità che forse in questo caso maschera un fondo egoistico.


E' un film sull' insicurezza, sulla paura di uscire dal guscio delle abitudini, per quanto pesanti siano: come se fossero comunque una sorta di protezione contro l'ignoto di nuove esperienze. Una specie di radiografia di quel che siamo oggi, insomma, dell'aria (precaria) che tira. Piccioni lo racconta con la tipica sobrietà espressiva, che non è affatto inerte e indolore come può sembrare a un occhio superficiale: anzi, incide a fondo, anche con qualche tocco di malinconico umorismo. Vedete e giudicate.

postato da: armapo alle ore 18:12 | Permalink | commenti (8)
categoria:cinema, film, , attualitĂ , piccioni
domenica, 01 marzo 2009

L'americano Matthew Parmenter è il cantante della band Discipline, ma ha inciso anche due dischi da solista. Del primo non so niente, ma il secondo, uscito l'anno scorso, è un capolavoro: lo so, si tratta di un termine abusato, che già solo a sentirlo viene da storcere la bocca con sufficienza. Certo, si tratta d'intendersi: se amate l'heavy metal e derivati, il pop plastificato, la canzone scacciapensieri o il rock maistream buono per tutti gli usi, forse non la penserete come me. Se invece il prog-rock dei Settanta, quello più introspettivo, gotico e romantico, ha per voi un significato, allora  "Horror Express" è proprio il disco che fa per voi. Se non un capolavoro, diciamo un gioiello, un gran bel disco, o come preferite: qualcosa comunque che tocca le corde più intime  di chi ascolta e le fa vibrare.


E' innegabile che spesso, ascoltando cantare Parmenter venga subito in mente Peter Hammill, voce e anima dei grandi Van Der Graaf Generator: eppure, un brano come "In The Dark" graffia l'anima come poche volte mi è capitato negli ultimi tempi. E così "O Cesare", o "Golden Child", e altri ancora: musica e testi dal passo lirico e dolente, sepolcrale a volte, ma struggenti per chi ha ancora i sensi aperti a certe emozioni. Personalmente si è trattato di amore al primo ascolto: una corrente fluida che sgorgando dalla voce malinconica di Parmenter, dal pianoforte, dagli archi e dai synth (che suona tutti da solo, badate bene) si è riversata in me senza nessuna difficoltà: come tra due vasi comunicanti. Questione di affinità elettive, forse. Suppongo conosciate questa sensazione, non per altro si comprano e si cercano dischi: purtroppo capita a volte di riempire gli scaffali di cd come se fossero legna per l'inverno, l'abitudine e la quantità spesso ci rendono più selettivi, meno reattivi e un poco freddi. A me capita. Ecco perchè un disco come questo lo segnalo e lo raccomando: un'emozione del genere è preziosa ed è giusto condividerla, come ogni cosa che vale.


Ecco il link al sito di Parmenter e Discipline per altre informazioni:  http://www.strungoutrecords.com/


Qui invece, volendo,  potete leggere  una mia recensione più dettagliata del disco: http://xoomer.virgilio.it/altremuse/dischi.htm#horrorexpress

postato da: armapo alle ore 20:10 | Permalink | commenti (8)
categoria:musica, rock, dischi, matthew parmenter