A "X Factor", tra qualche eccesso e qualche inevitabile pacchianeria in omaggio a una certa "trash-tv" che ormai detta legge, si possono gustare a volte esibizioni di rilievo che valgono la visione.
Nell'ultima puntata l'ospite era Ivano Fossati, che prima ha eseguito "La guerra dell'acqua" e poi ha duettato con Morgan nella splendida "Una notte in Italia", uno dei suoi vertici assoluti. Visibilmente emozionato, e come sempre viscerale nell'accompagnarlo al pianoforte e nel canto, Morgan ha confermato di essere una colonna del programma: piaccia o meno, sue sono le uniche riflessioni davvero "musicali" del programma, sue le poche citazioni storiche del rock ma non solo, sua anche la capacità di giudicare "criticamente" concorrenti e canzoni in gara. Maionchi e Ventura si limitano a giudizi stringatissimi e fatti in serie ("Mi sei piaciuto, l'hai fatta bene, hai una bella voce") oppure si appellano al "cuore", peggio ancora: la Ventura, simpatica quanto si vuole, non va più in là di questi referti "cardiologici". Sembra un fatto di natura, mica di cultura...
Il pirata Morgan è stato anche quello che si è battuto per avere in trasmissione nomi del calibro di Fossati, e solo per questo bisognerebbe ringraziarlo, visto che il genovese la tv la frequenta pochissimo e in modo molto selettivo (e fa bene). Inoltre i suoi duetti, da ricordare anche quello al basso con Patty Pravo, sanno sempre trasmettere l'idea che la musica non è solo un semplice sfondo per la sosta al semaforo o mentre ci si taglia le unghie, ma vera condivisione di un'emozione tutta da vivere: niente di scontato, ma ogni volta qualcosa da perfezionare dal vivo, senza pregiudizi ma con la massima disponibilità al "nuovo". Un utilissimo promemoria, nell'epoca della musica da tappezzeria.
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Qui c'è uno scrittore emergente in attesa della consacrazione definitiva (un premio letterario), che s'imbatte un giorno in una misteriosa insegnante di nuoto. Lui non sa nuotare e lei glielo insegna: ma la loro attrazione scorre su altri binari. E' l'incontro di due disagi che cercano una via d'uscita dalle loro vite giunte a un punto morto: lui non sa se davvero scrivere ha un senso, ma si lascia guidare nei meccanismi editoriali con fatalismo, mentre lei è una reclusa (ha ucciso un uomo) e non esce mai la sera proprio perchè i suoi permessi sono limitati alle ore di lavoro in piscina. Lui sta cambiando casa, ma senza entusiasmo per la prospettiva e la moglie, e lei non è più riuscita a parlare con sua figlia dopo averla abbandonata anni prima. Le reciproche mancanze, e le piccole competenze specifiche (saper esprimere i sentimenti, muoversi dentro e sotto l'acqua) sono alla base del loro rapporto, fatto di spiragli e passi falsi dentro la complessità delle rispettive situazioni. Film amaro, crepuscolare direi. Valeria Golino offre un'interpretazione strepitosa, mentre Valerio Mastandrea è perfetto con la sua consueta perplessità che forse in questo caso maschera un fondo egoistico.
anima dei grandi Van Der Graaf Generator: eppure, un brano come "In The Dark" graffia l'anima come poche volte mi è capitato negli ultimi tempi. E così "O Cesare", o "Golden Child", e altri ancora: musica e testi dal passo lirico e dolente, sepolcrale a volte, ma struggenti per chi ha ancora i sensi aperti a certe emozioni. Personalmente si è trattato di amore al primo ascolto: una corrente fluida che sgorgando dalla voce malinconica di Parmenter, dal pianoforte, dagli archi e dai synth (che suona tutti da solo, badate bene) si è riversata in me senza nessuna difficoltà: come tra due vasi comunicanti. Questione di affinità elettive, forse. Suppongo conosciate questa sensazione, non per altro si comprano e si cercano dischi: purtroppo capita a volte di riempire gli scaffali di cd come se fossero legna per l'inverno, l'abitudine e la quantità spesso ci rendono più selettivi, meno reattivi e un poco freddi. A me capita. Ecco perchè un disco come questo lo segnalo e lo raccomando: un'emozione del genere è preziosa ed è giusto condividerla, come ogni cosa che vale.