mercoledì, 25 febbraio 2009

Due film visti ultimamente che segnalo volentieri sono "Il dubbio" di John Patrick Shanley e "The Reader" di  Stephen Daldry.  Ignorato completamente il primo dagli ultimi Oscar, e solo marginalmente il secondo, per quel che vale ovviamente una competizione del genere: il solo fatto di aver escluso dalla cinquina finale un film come "Gomorra" basterebbe a sollevare più di una perplessità sui criteri di giudizio.


Dei due, "Il dubbio" mi ha colpito molto di più: i due attori protagonisti, Meryl Streep e Philip Seymour Hoffman, sono magistrali nel dare corpo a una sorta di duello psicologico, e non solo, s'un tema delicatissimo come quello della pedofilia. Forse per raffreddare un argomento di scottante attualità nella Chiesa di oggi, oppure per sottolineare che il problema è annoso, è ambientato in una scuola religiosa del Bronx, nel 1964, e l'origine teatrale del testo scritto dallo stesso regista si riflette nella dimensione claustrofobica e molto "concentrata" della sceneggiatura, con rarissimi esterni. Si apprezzano i dialoghi molto calibrati, le sottili sfumature caratteriali e un'ambientazione molto curata. Un film a suo modo molto classico, nel senso migliore del termine, che farà il piacere di quanti (come me) hanno sempre preferito un cinema riflessivo a quello che punta sui fuochi d'artificio. Non vi deluderà.


Più articolato il discorso su "The Reader". Storia molto avvincente che porta in campo un pezzo di storia tedesca in chiave personale: un adolescente scopre il sesso e l'amore con una donna più grande che, come scoprirà solo più tardi, è stata sorvegliante nazista ad Auschwitz e viene processata a metà degli anni Sessanta. Scisso tra il ricordo affettivo e l'orrore della verità, il protagonista fatica a trovare il modo per ristabilire un contatto con lei, se non quando è già tardi. Gli attori sono eccellenti, soprattutto Kate Winslet (che appunto ha preso l'Oscar per il ruolo), e il film è girato da un'angolazione piuttosto originale, mettendo in risalto come spesso una cieca obbedienza al regime nazista trovasse terreno fertile soprattutto tra le persone più semplici, con una visione alquanto limitata delle cose. E non dico di più per non farmi sgridare dai miei tre lettori...Qualcuno troverà forse che si cerca di giustificare, o attenuare, in questo modo una colpa che rimane imperdonabile, ma a me pare invece che il tentativo sia solo di restituire a quella tragedia storica un alone meno generico e più prosaico, entrando più a fondo nella verità di una singola persona. Il che non cambia di una virgola la sostanza delle cose, intendiamoci, ma cerca un modo diverso di raccontarle. Il film è tratto dal romanzo di Bernhard Schlink  "A voce alta". Buone visioni a tutti.

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categoria:cinema, film, schede, oscar, attualitĂ 
lunedì, 16 febbraio 2009

Cosa sapete delle cosiddette "jam bands"? Ho scoperto solo da poco che sono una realtà molto fiorente, soprattutto in America. Si tratta di un'esperienza musicale che viene soprattutto dal jazz: musicisti che si riuniscono per improvvisare in occasioni particolari, da cui il termine molto usato di "jam session". La tradizione è stata poi ripresa dal rock acido californiano, con gruppi come i Grateful Dead soprattutto, e praticamente è continuata fino ai giorni nostri. In Italia non so, ma credo sia un fenomeno molto minoritario. Mi viene in mente che forse Elio e le Storie Tese fanno qualcosa del genere nei loro concerti, capaci come sono di creare degli happening dal nulla, basandosi solo sul loro affiatamento sul palco.


  Il mio interesse è dovuto a un gruppo americano che fin qui ignoravo: loro si chiamano Umphrey's McGee e pare che in patria siano già da tempo delle piccole celebrità. Il disco che ho preso è "Mantis", appena uscito, ed è il decimo della loro discografia. Si tratta di un album interessante, un connubio gradevole di sonorità progressive e di sanguigno rock molto americano, dove però colpisce soprattutto la coesione strumentale della band: anche se in questo caso la musica è molto più curata delle loro prime incisioni, colpisce proprio la capacità di sterzare e cambiare timbro in corsa, all'interno del medesimo pezzo, abbracciando in effetti una notevole gamma stilistica. E' chiaro che musicisti da anni abituati a lunghe improvvisazioni dal vivo hanno maturato tra loro un'intesa davvero speciale e non hanno problemi a scivolare con lodevole facilità dal metal alla ballata romantica o a suoni fusion, sempre però eseguiti con la massima professionalità e spesso con esiti sorprendenti. Molto belle le voci, spesso corali, mai sacrificate nel contesto musicale, come spesso avviene, ahimé, per i nostri gruppi rock.


Insomma, forse "Mantis" non sarà niente di rivoluzionario, però qui si sente ad ogni nota il piacere vero di fare musica insieme come un autentico gioco di squadra, lasciando perdere certi sterili protagonismi, anche se poi, presi uno per uno, questi ragazzi originari dell'Indiana sanno davvero il fatto loro: improvvisare infatti è roba per musicisti sopraffini, che potrebbero suonare qualunque cosa. Gli altri, invece, sono pregati di astenersi.


Ecco il link della band per chi volesse saperne di più: http://www.umphreys.com/main.php

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categoria:musica, rock, dischi, progressive, jam bands, umphreys mcgee
venerdì, 06 febbraio 2009

Il 29 gennaio scorso è morto John Martyn. Non so quanti lo conoscano, ma è stato un grande esponente del folk-rock inglese, anche se passato il suo periodo migliore (1971-1975) è rimasto sempre ai margini della scena musicale.


Scozzese di nascita, cominciò alla fine degli anni Sessanta e incise anche un paio di dischi con la moglie Beverley. Poi ebbe inizio la sua parabola artistica migliore, che coincide con la stretta collaborazione con Danny Thompson dei Pentangle. Escono dischi di grande bellezza, come "Bless the Weather" (1971) e soprattutto "Solid Air", del 1973, che Martyn dedicò all'amico e collega Nick Drake. Il suo tipico stile chitarristico, molto sofisticato, e una voce dal timbro caldo e umbratile lo rendono assolutamente inconfondibile. Consiglio a tutti di procurarsi gli album citati e ascoltarli con l'attenzione che meritano i veri artisti: per molti sarà una sorpresa, per gli altri comunque un piacere.


Per ricordarlo, ecco un video da YouTube.


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categoria:musica, dischi, attualitĂ , john martyn, folk-rock