Sto riascoltando "Storia di un impiegato" di Fabrizio De André. L'album è del 1973 e secondo me è immerso fino al midollo in certi stilemi dell'epoca, senza che questo suoni come una critica negativa: dimostra invece la poliedricità di un cantautore che, seppure a suo modo, era molto attento alla musica che girava intorno, come direbbe un altro genovese come Fossati.
E' curioso però sottolineare alcuni aspetti musicali. Ad esempio, nei suoi arrangiamenti Nicola Piovani sembra spesso influenzato da un certo "morriconismo" forse inevitabile: penso a "La canzone del padre", o alla stessa "Introduzione", soprattutto. Ennio Morricone era nel pieno della sua fama, dopo la proficua collaborazione con Sergio Leone, e per un giovane compositore come allora era Piovani doveva essere un riferimento perfino ovvio: a giudicare dai risultati poi raggiunti, fu un apprendistato felice. Tornando al disco di De André, non mancano neppure richiami, assai meno scontati questi, al prog-rock di tendenza: penso ad esempio alle ficcanti fughe di flauto presenti in "Sogno numero due", che potrebbero stare benissimo dentro un disco degli Osanna o dei Dalton, per dire.
Inutile parlare del livello emblematico e mordente dei testi, tutti perfettamente in grado di scolpire in maniera magistrale l'umore sulfureo, conflittuale e ribollente, di quegli anni. Per certi versi è forse l'elemento più "datato" del disco, ma secondo me impareggiabile per chi voglia capire l'Italia di allora. I suoi ritratti venati di ironico disincanto, come "Il bombarolo", o le pagine più amare come "Verranno a chiederti del nostro amore", fino alla sferzante allegoria di "Al ballo mascherato", ci dicono tutta l'intelligenza e l'acume di un autore che sapeva abbinare come pochi altri la poesia all'invettiva, lo sberleffo all'elegia, senza che l'insieme poi suonasse dissonante. Grazie anche alla mano sapiente di Piovani, ovviamente, ma scegliersi i collaboratori migliori non è affatto un merito secondario in quel gioco di squadra che è la musica. "Storia di un impiegato" va messo tra i classici di quella stagione, non meno di tanta musica rock: sono versi e suoni che arrivano dal cuore degli anni Settanta italiani nell'ottica di un cantore assolutamente unico.
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Nel film invece una donna difende il suo giardino dalla sicurezza israeliana, decisa a estirparlo per evitare un possibile nascondiglio ai terroristi interessati a colpire la villa del ministro delle difesa che ha pensato di stabilirsi proprio lì davanti. La donna cerca di far valere le sue ragioni, ma l'unica che forse può capire la sua sofferenza è proprio la moglie del ministro: due donne divise che per un momento si sentono unite dall'assurdità di una barriera che ogni giorno annienta i diritti delle persone. Come a dire che la sensibilità femminile ha più antenne per percepire che l'odio non porta da nessuna parte. L'attrice che interpreta Salma (la proprietaria del giardino) si chiama Hiam Abbas: bravissima e con un viso di affilata intensità che non si dimentica. Tanto più che l'ho ritrovata nell'altro film, "L'ospite inatteso", diretto da Thomas McCarthy: qui è la madre palestinese di un giovanotto che vive in America suonando nei locali, ma senza il permesso di soggiorno. Un professore universitario un po' malinconico lo ospita dopo averlo trovato nel suo appartamento di New York, dove non soggiorna da anni: tra i due nasce una curiosa amicizia facilitata proprio dalla musica, finché il ragazzo è fermato per una sciocchezza e quindi espulso. La madre ha fatto in tempo a conoscere il professore che aiuta il figlio, ma una possibile relazione sentimentale tra loro due è troncata sul nascere dalle circostanze.
In tivù Fabrizio De André è stato ricordato nello speciale di Fazio: anche se l'ho seguito solo a spezzoni, mi è parso comunque un omaggio molto rispettoso dell'autore genovese. Della sua musica soprattutto: poche parole, qualche ricordo di chi lo ha conosciuto, e poi tanti ospiti che hanno cantato canzoni famose e meno famose. Molto interessante la performance di Nicola Piovani che collaborò con l'autore genovese in un paio di album, e ha eseguito le parti strumentali di "Storia di un impiegato". Bellissima e intensa anche "Creuza de ma" cantata a due voci da Cristiano De André e Mauro Pagani sullo sfondo del porto di Genova. Emozione pura, senza nessuna sbavatura. La musica, qualunque sia, è questo: tutto il resto è solo gossip miserrimo per i giornaletti. In occasioni del genere, non dico che si è contenti, ma si accetta meglio perfino l'idea di pagare il canone Rai.