Oggi solo qualche segnalazione sparsa.
Ho visto l'ultimo film dei Coen, "Burn After Reading": ben recitato e congegnato, è una satira con tratti farseschi dell'America oggi. La Cia e tutto il mondo che ruota intorno ai servizi segreti sembra l'obiettivo principale, ma in realtà si ride anche sulle persone comuni che si comportano come se fossero appunto dentro un film di James Bond. Film carino nel complesso. Pitt, Clooney e gli altri sono molto spiritosi, ma secondo me i Coen hanno fatto di meglio, e a volte ho l'impressione che si prendano delle vacanze da se stessi per divertirsi: niente di male, ripeto, ma il livello emotivo e coinvolgente di film come "Barton Fink" resta lontano.
Tra i libri mi piace segnalare ancora un altro volume di Gianni Biondillo: si chiama "Il giovane sbirro" e lo trovate anche nei tascabili Guanda. Questa volta si va alle radici, cioè ai primi passi del giovane Ferraro, che passa da un gruppo rock al lavoro in polizia, dove entra quasi per caso, senza avere una vera vocazione. Questa ambivalenza verso il proprio lavoro lo rende comunque più interessante e sfaccettato. Lo stile è sempre spigliato e godibile, soprattutto i dialoghi, scoppiettanti e mordaci come pochi altri sanno scrivere oggi. Si ride molto, ma quello che emerge è un paesaggio sociale molto verosimile, ritratto con affetto e simpatia per tutti i personaggi.
Tra i dischi, ancora e sempre d'annata, merita una citazione un gruppo danese che pochi ricorderanno: Culpeper's Orchard. Il loro primo disco omonimo, pubblicato nel 1970, è un vero gioiellino. Musicalmente situato tra un robusto rock-blues alla Cream, con tratti anche hard, e una bella vena di pop psichedelico davvero intrigante, con melodie accattivanti e trasognate nelle quali si avvertono echi di Procol Harum e simili. Chitarre in primo piano (anche acustiche), organo, piano e flauto qua e là, ma soprattutto un ottimo vocalist inglese che interpreta al meglio le diverse atmosfere dell'album. Lo consiglio ai più esplorativi, che hanno voglia di uscire ogni tanto dai sentieri troppo battuti per trovare piccole gemme nascoste: anche se non diffusissimo, il disco dovreste trovarlo in qualche shop online. Merita davvero.











Ho appena messo le mani su "Tombstone Valentine", "Being" e "Nuclear Nightclub", tre dischi abbastanza diversi tra loro, eppure godibilissimi per il talento dei singoli musicisti, alcuni dei quali diverranno poi dei solisti piuttosto conosciuti, come il bassista e violinista Pekka Pohjola e il chitarrista Jukka Tolonen, che collabora da membro esterno in varie incisioni della band. La cosa che si apprezza di più è la fluida scorrevolezza dei passaggi strumentali, senza le sbavature o le ingenuità di molti gruppi dello stesso periodo. Sia che si tratti di raffinate pop-song, come in "Tombstone Valentine", o di complesse partiture prog, come nel caso di "Being", a fare la differenza è la cura degli arrangiamenti e soprattutto il senso della misura. Mi sto convincendo che tutte le band scandinave abbiano nel proprio dna questa innata capacità di non andare mai sopra le righe, e costruire la loro musica con meticoloso rispetto per le singole parti, senza cedere mai a certi personalismi così facili nel rock. Il risultato è appunto un suono di rara gradevolezza, compatto quanto duttile, che anche quando si cimenta con il tipico concept dell'era progressive, come "Being", non perde mai di vista la sua flemmatica eleganza di fondo. Aggiungo che le voci sono eccellenti e gli spunti solistici sempre ben integrati nello schema collettivo. "Nuclear Nightclub" in particolare, uscito nel 1975, è il classico disco che non ci si stanca mai di ascoltare e che potrebbe girare all'infinito nel vostro lettore: tra melodia, rock di taglio americano e soluzioni più innovative, i Wigwam non deludono mai, e neppure annoiano, come succede anche a molti mostri sacri del rock. Per quanto mi riguarda, insomma, è sicuramente una delle band che più mi hanno impressionato negli ultimi tempi.
Li ho conosciuti casualmente qualche anno fa, guardando un loro video clip su MTV: una folgorazione. Il video era una specie di ambiguo, e non troppo allegro, cartoon ispirato dal titolo del pezzo, "Hunted by a Freak". Ho scoperto poi ch'era il primo brano di "Happy Songs for Happy People" (2003), che continuo a stimare come il migliore dei loro album che conosco. Il disco seguente invece si chiama "Mr Beast", pubblicato nel 2006, e mi piace meno, mentre il più recente "The Hawk Is Howling" risale ai livelli migliori secondo me. In linea di massima, la musica del gruppo scozzese mette insieme ciò che resta della psichedelia, con una spruzzata di elettronica e un po' di "noise" qua e là: se avete capito cosa ne viene fuori avete vinto l'orsacchiotto. Comunque è una di quelle band che non dispiacciono agli amanti del progressive, anche se è difficile rintracciarvi somiglianze precise coi capiscuola del genere. A me piace l'uso mai invadente o algido dell'elettronica, che produce sequenze ipnotiche e introspettive. Ogni tanto viene anche fuori un rock più duro, dai contorni ossessivi, ma non è il loro lato che preferisco in assoluto. Come al solito, bisogna più ascoltare che parlare, infatti questa è solo una segnalazione a chi magari è in cerca di qualche novità discografica. Qualche link a supporto:
Quella di Soriga è una provincia più vasta, in quanto è anche un'isola, e dunque assomma alla dimensione appartata della provincia il senso di una separatezza, anche fisica, più profonda. Non a caso i protagonisti del libro vivono questa doppia prigione, da una parte l'impotenza di trovare uno sbocco professionale ai loro progetti senza andarsene, nonostante siano tutti laureati e piuttosto colti, e dall'altra anche il peso degli stereotipi legati alla loro terra: una terra selvaggia e per molti immutabile, antica sede di civiltà remote, ma anche, ultimamente, quella dei vip e dei ricchi che popolano d'estate le sue località più note, come la Costa Smeralda. Alla fine, per sopravvivere a questi due condizionamenti incrociati, i personaggi di Soriga si lasciano vivere in una sospensione quasi filosofica, tra ozio, nostalgie di una vita impossibile e avventurose trasgressioni che li portano a sfiorare anche il giro della malavita.