A volte la semplicità viene scambiata per povertà, mancanza di profondità. L'ho pensato per il romanzo francese "Gli effetti secondari dei sogni" di Delphine de Vigan, uscito quest'anno da Mondadori. Il libro racconta di una tredicenne introversa ma curiosa, che incontra una giovane barbona e resta coinvolta dalla sua storia difficile. E' un libro che pone domande, non si accontenta di constatare che "le cose stanno così". Tipico punto di vista dell'adolescenza, che ancora non ha fatto il callo alle ingiustizie, ai meccanismi spietati della società e vuole capire perché esistono certi squilibri.
Chiaro che la storia, narrata in prima persona dalla ragazzina, non poteva avere che uno stile semplice e diretto, senza barocchismi o fronzoli: solo così vediamo e sentiamo la vicenda con la giusta partecipazione emotiva. Ma questo è il classico caso in cui si scambia la linearità per "semplicismo" o superficialità. Non è così. Il libro non è un capolavoro, ma ha il merito se non altro di porre un problema, quello dei senzatetto, senza darlo per scontato come a volte capita di fare.
La semplicità nell'arte è una gran cosa: solo una visione retorica e limitata può dar credito all'idea che un libro debba essere complicato e contorto per avere la parvenza di una cosa "seria". L'arte deve colpire, emozionare o far pensare coi suoi mezzi migliori: chiarezza, padronanza e non abuso delle parole, duttilità e non ridondanza. Ma basta guardare un telegiornale o una tribuna politica per capire che proprio chi ha meno da dire usa le parole più inutilmente oscure. La stupidità è quasi sempre barocca e bizantina: deve nascondere la sua vacuità dietro una fitta cortina di paroloni. Il contrario di quello che fa il vero artista. Giuseppe Ungaretti descrisse così la condizione psicologica dei soldati al fronte:
Si sta come
D’autunno
Sugli alberi
Le foglie.
Che altro aggiungere a versi tanto limpidi?
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Dino Risi è un altro grande della commedia italiana che non c'è più. Quando muore un regista così prolifico si sprecano profili e ricordi, ognuno dice la sua, tira fuori una citazione diretta o indiretta che riguarda lo scomparso. Più semplicemente, chi ama i film, ricorderà i titoli di quell'autore. Ora, l'altra sera ho seguito uno speciale su Risi, e mi sono stupito sulla quantità e la varietà di film di qualità sfornati da questo cineasta mai retorico (come il suo collega Monicelli), dal piglio asciutto e sempre abilmente mascherato dietro un cinismo solo di facciata.