Dopo aver visto l'atteso "Piano, solo" mi sono convinto di una cosa: ci sono storie che il cinema non può rappresentare, non dico spiegare che sarebbe ridicolo. Una di queste è la scelta di un gesto come il suicidio. Un Rossi Stuart davvero eccezionale, nella parte di Flores, e un gioco praticamente perfetto di tutto il cast (Paola Cortellesi in particolare), non possono evitare di comunicare allo spettatore una sorta di impotenza di fronte alla vicenda: il racconto interessa, commuove a tratti, ma il senso fatalmente ci sfugge, e forse non era giusto pretendere che il film di Milani fosse capace di svelarcelo. Lo consiglio lo stesso, comunque: la recitazione e la fotografia sono assolutamente di prim'ordine.
Ci sono argomenti ed esperienze, probabilmente, che neppure il regista più grande riesce a catturare nella sua essenza, se non reinventando il codice espressivo del mezzo-cinema. Milani ha scelto un racconto classico, non il genere ad incastro, un puzzle che salta avanti e indietro nel tempo, che oggi va molto di moda. Si è affidato molto ai suoi attori, e il livello emotivo è molto forte infatti, correndo il rischio di sembrare ovvio, quando è solo una scelta precisa e forse obbligata.
Restando all'irrappresentabile, comunque, un altro tema che personalmente trovo noiosissimo al cinema è il sesso. Ovviamente, mi riferisco al sesso finto del cinema non-porno, perché in quell'ambito specifico ci sarebbe da fare tutt'altro discorso. La convenzione tipica delle scene di sesso, anche in molto cinema alto e d'autore, è normalmente deprimente o ridicolo. C'è l'effetto dissolvenza, il più elegante, che salta subito al "dopo", con lui che fuma con aria pensosa e lei che gli dorme sul petto. Abusatissimo. Poi c'è la scena erotica sintetizzata in tutte le posizioni canoniche e non, con l'attrice che vocalizza in crescendo, oppure la colonna sonora che sovrasta l'ansimare della coppia in un turbine di violini. Non saprei quale giudicare peggiore. Forse era più efficace (come rappresentazione) il sesso in certe sequenze dell'"Ultimo tango" di Bertolucci, specie la sequenza del primo incontro tra Brando e la Schneider nella casa ancora vuota, ma nel resto del film il regista cercava di combinare l'erotismo allo stato crepuscolare del protagonista, o ai suoi conati ideologici e antiborghesi, come nella celeberrima scena del burro. Insomma, lo imbastardiva.
Insomma, potendo, il sesso è più divertente farlo. Al cinema rimane tutto il resto, e non è poco.












quanti attori ci sono oggi in Italia davvero bravi, non solo perchè semplicemente in possesso di una tecnica di base, ma proprio per la duttilità che mostrano quando devono confrontarsi con personaggi visti mille volte. Penso a Luigi Lo Cascio, il protagonista qui, e a come ha saputo dare a questo mafioso che poi fugge dalla Sicilia dei tratti umani per niente scontati, perfino un pizzico di umorismo, e la giusta fragilità di fronte alla scoperta di verità personali dure da mandar giù. Se volete una riprova che si tratta di un attore intenso come pochi, comunque, vi raccomando un film come "La vita che vorrei" di Piccioni: lui e Sandra Ceccarelli in quel film sono straordinari.
Ci pensavo dopo aver visto il bellissimo film di Cristian Mungiu: "4 mesi, 3 settimane, 2 giorni", che ha vinto la palma d'oro a Cannes. La storia è ambientata negli ultimi anni del regime di Ceausescu, a Bucarest, dove una ragazza rimasta incinta è aiutata dall'amica più pratica ad abortire clandestinamente. Mi ha colpito la capacità di restituire questo episodio crudo con la forza della fotografia, plumbea e opprimente, dei dialoghi e della recitazione, soprattutto. Niente di troppo, da parte del regista, nessuna retorica o forzatura, ma una storia purtroppo esemplare ai tempi di un regime come quello rumeno degli anni Ottanta. Un regime che non si vede, ma che si avverte nei dettagli e nel senso di accerchiamento costante, anche quando si prenota una camera d'albergo. Una vera cappa di piombo che rende la vita di ogni giorno difficile, sia materialmente che dal punto di vista psicologico, soprattutto quando accade un imprevisto che non sai come affrontare.