Esistono giudizi davvero definitivi? Forse no, si può cambiare idea (anzi, si deve) man mano che le nostre conoscenze si allargano. Ci sono libri che non lasciano traccia alla prima lettura, ma dopo qualche anno colpiscono: eppure il libro è lo stesso. Siamo noi che, nel frattempo, siamo andati avanti e il nostro vissuto adesso ci permette di "sentire" quel che prima ci sfuggiva.
Vale anche per la musica. Una volta detestavo il cosiddetto hard-rock, i chitarroni e le sonorità metalliche non li sopportavo. Invece ho scoperto che gente come Led Zeppelin, Rush, gli Who o i Deep Purple, solo per restare sul classico, hanno inciso dischi di grande valore. Ogni genere si può fare bene o fare male: l'unico discrimine è questo, per il resto ogni concetto si può rivedere.
Me ne accorgo anche quando rileggo le schede che su "AltreMuse" ho dedicato a gruppi e solisti del progressive, scritte magari anni fa: alcune mi sembrano troppo severe, qualcuna troppo indulgente o lacunosa. Non si tratta di rovesciare un'idea radicalmente, ma di spiegare meglio, motivare un giudizio, soprattutto se negativo. Ogni opinione è legittima, ma bisogna secondo me non dare niente per scontato. Quindi spesso rivedo, correggo, aggiungo e sottolineo meglio: è utile anche per me, oltre che, forse, per chi legge. Anche se su Internet, a volte, si ha l'impressione di scrivere per nessuno, e ci si chiede se ne vale la pena. Rispondo di sì, proprio per tenere in esercizio il cervello e accorgersi che, per fortuna, niente è per sempre: si può ancora cambiare opinione, apprezzare meglio una musica o un film, precisare un'idea fissa che non aveva ancora una sua forma. Perchè siamo ancora in viaggio, e la nave và, come diceva Fellini.