Potenza del passaparola. Avrete letto tutti, o forse no, la notiziola "rosa" del vigile urbano Mario Buffone, romano, che dopo 32 anni di carriera è andato in pensione. A salutarlo l'ultimo giorno è andato pure Walter Veltroni, in questi giorni il personaggio del momento.
Tutti i giornali, i telegiornali, i siti internet hanno ripetuto questa notizia, aggiungendo tra l'altro che al suddetto vigile si sarebbe ispirato Alberto Sordi nel suo famoso film. Calma: siamo sicuri? Il riferimento sarebbe, suppongo, al film "Il vigile", ma a questo punto i conti non tornano. Se Buffone vanta 32 anni di onorata carriera, infatti, se ne deduce (se la matematica non è un'opinione) che ha iniziato a dirigere il traffico intorno al 1975. Ora, il film di Sordi, diretto da Zampa, è del 1961, quasi quindici anni prima: come ha fatto l'attore a ispirarsi a uno che ancora all'epoca portava i calzoni corti? Insomma, il riferimento è palesemente una bufala. Tutti però a ripetere la cosa come niente fosse, in allegria, nessuno che fosse preso dal dubbio, anche piccolo. Mah. Viene da pensare che sia tutto il contrario, e forse è il vigile Mario Buffone a essersi ispirato al famoso attore: già, ma questa che notizia sarebbe?
La verità è che ci sono cose che diventano vere perché lo sembrano, o perchè piace pensare che sia così. E i media in certi luoghi comuni ci sguazzano. Niente di scandaloso, ma chi scrive sui giornali o lavora in un tigì, secondo me, dovrebbe evitare di alimentare leggende, bufale e stupidaggini: diffondere una cosa non vera, per quanto innocua, non fa bene alla credibilità di chi lo fa, e oltretutto, parlando di cinema, alimenta soltanto la straordinaria ignoranza media che già circonda il cinema in Italia. Chi ha visto qualche volta un qualsiasi quiz televisivo avrà notato che se c'è una memoria che si è persa totalmente è quella per i film, gli attori, i registi: e parlo di film famosi, attori per cui si piange in massa ai funerali o registi per cui tutti, in qualche fastoso galà estivo, si sono spellati le mani con l'occhio umido...Non se li ricorda mai nessuno i loro film: però l'hanno visto in tivù, un paio di volte, ecco, e lo trovano simpatico. Un simpatico faccione legato al nulla.












Nel cinema si confermano i passi avanti dei filmakers italiani, da Crialese (9) a Sorrentino (8), passando per Angelini (7 e mezzo), in barba a chi non vuol vedere o è così provinciale da non vedere ciò che ha sotto il naso, per idolatrare il Tarantino di turno. Il quale Tarantino (4), ahimè, sconfessa i suoi osannatori della prima ora e non solo prosegue nel suo percorso di rimbambimento coi suoi film, ma infila delle topiche assolute parlando di cose che probabilmente neppure conosce, come il cinema italiano odierno. E questi sarebbero i maestri del futuro? Amen. Interessanti passi avanti anche di cinematografie come quella tedesca, con film come "Quattro minuti" (7) e segnali di vita dall'est, come il rumeno "Ad est di Bucarest" di Corneliu Porumboiu (8). America in crisi profonda, invece: a tenere botta sono solo i vecchi, Scorsese (9) in testa. De Niro (10 come attore, 6 come regista) , tra parentesi, lo imita con risultati solo mediocri.