Paolo Sorrentino, uno dei migliori registi italiani, farà un film su Giulio Andreotti, dal probabile titolo "il Divo". Notizia succosa: chissà che proprio la finzione cinematografica non riesca a fare luce s'uno dei personaggi più inquietanti della recente storia italiana. Dico Storia, e non semplicemente "politica", perchè il suddetto è lì da prima che la guerra finisse, e ha visto e fatto di tutto: in qualche modo se l'è sempre cavata, anche negli ultimi processi che l'hanno visto imputato per "associazione mafiosa". Andreotti è stato assolto, ma solo per i fatti posteriori al 1980, badate bene, dato che in realtà secondo la Corte d'Appello di Palermo è provata la sua "seria, concreta e continuata collaborazione" con la mafia negli anni precedenti. Le ombre rimangono, insomma, anzi i fatti.
Sorrentino, che ha già incontrato il senatore a vita, specifica che non sarà un film a tesi, come in molto cinema politico, ma utile per capire anche qualcosa di più dell'Italia e del carattere nazionale. Il momento è maturo, secondo lui, perchè in Italia si faccia un film del genere, senza allegorie o autocensure, come il cinema americano ha fatto già diverse volte. Vorrei dire che ha ragione, ma proprio oggi leggo che Sky Cinema, che da tempo aveva promesso la prima televisiva del "Caimano" per ieri sera, ha fatto marcia indietro: si tratterebbe di semplice adesione alla par condicio televisiva...Mah. Un altro responsabile della stessa tivù ha invece detto che si tratta di una decisione assurda, che non ha giustificazione. C'è grande confusione, e nervi tesi, sotto il cielo catodico, e non solo...











Quali sono i rapporti e le reciproche influenze tra musica e letteratura? Come qualcuno saprà, ad esempio, c'è stata una letteratura che prendeva le mosse dal be-bop, insomma dal jazz, e predicava una sorta di scrittura a carattere improvvisato e ritmico: il predicatore in questione era il grande Jack Kerouac, uno dei maggiori interpreti della "beat generation". Molti dei suoi romanzi più famosi, in effetti, e penso a "Dottor sax" o a "Big sur", riproducono questa prosa "spontanea" e innovativa che ha fatto scuola per qualche tempo, e che sembra ideale per restituire l'irrequietezza e il desiderio di fuga dal conformismo americano del dopoguerra che animava quella generazione. "Beat" del resto ("battito", "colpo") è termine coniato proprio da Kerouac sul finire degli anni Quaranta, e rimanda appunto una sensazione di nervosa protesta, ma anche di una ricerca di nuovi linguaggi.
spagnolo. I gruppi iberici riescono infatti a fondere con innegabile talento le sonorità del flamenco al rock progressivo più moderno, almeno nei Settanta: cito in particolare i Triana, una band di Siviglia che ha inciso almeno due dischi eccellenti come "El patio" (1975) e il seguente "Hijos del agobio" (1977), ma la seconda metà del decennio è piena di gruppi eccellenti che fanno lo stesso. Una contaminazione col patrimonio folk che è mancata quasi del tutto in Italia, dove le nostre band più famose hanno scelto da subito i modelli del rock anglofono, ignorando la nostra tradizione popolare. Tuttavia è indubbio che la musica di Orme, Osanna, Banco, della stessa PFM, suonasse all'estero come estremamente "italiana". Anche nei dischi-concept più celebrati del nostro prog si avverte l'eco della tradizione lirica (il Banco), della melodia (le Orme) o della tradizione popolare e festaiola (la PFM, gli Osanna a tratti). Sono influenze che ogni musicista ha nel suo DNA, e che discendono da una tradizione respirata da sempre, magari inconsapevolmente. Anche, e qui sta il paradosso, quando manca un cantante veramente dotato, come a quasi tutti i gruppi italiani che hanno fatto progressive.