martedì, 31 ottobre 2006

Scorsese lo vincerà finalmente il suo Oscar? "The departed", che ho visto ieri, ha tutte le carte in regola per regalargli questo riconoscimento: un cast stellare, sceneggiatura perfetta, montaggio incalzante. Ora o mai più, viene da pensare: del resto, vorrà pur dire qualcosa che lo stesso regista abbia dichiarato che questo è l'ultimo suo film di genere gangster/poliziesco. Evidentemente è convinto di aver fatto un capolavoro, e francamente è dura dargli torto. Al di là di tutte le opinioni soggettive, questo è un film che non può passare inosservato.


Si è molto scritto di Jack Nicholson, qui un gangster irlandese tra i più perfidi della storia del cinema, e l'attore fa valere davvero le sue qualità più nere. Per una volta però voglio sottolineare la prova di un attore che non ho mai trovato irresistibile, cioè Leonardo Di Caprio: qui è grandissimo, un poliziotto che fa il doppio gioco (come all'inverso fa Damon), e patisce una costante paranoia che lo debilita in ogni momento. Straordinario. Le tracce del cinema scorsesiano, comunque, ci sono tutte: violenza, cinismo portato al virtuosismo, psicologia del male in tutte le sue sfumature, affabulazione ipnotica. In più c'è il congegno micidiale del plot, una bomba a orologeria che non lascia respiro, nel senso che il gioco di specchi dei due poliziotti che giocano sporco (uno fingendosi un gangster, l'altro facendolo ma in divisa) si fa stringente come un cappio via via più letale. E' l'apoteosi di questo genere, una vera chicca per i cinefili, con sequenze e dialoghi che probabilmente resteranno indelebili come i monologhi allo specchio di De Niro in "Taxi driver".


Riuscirà il nostro eroe, Scorsese l'italo-americano, dopo tanto patire a ottenere la preziosa statuina? Chi lo sa, ma in fondo si tratta di un dettaglio. Il capolavoro resta comunque: più di un omino d'oro finto.

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categoria:cinema, martin scorsese
mercoledì, 18 ottobre 2006

A quanto pare i libri tanto inutili non sono, se suscitano ancora tante polemiche e accendono discussioni in qualche caso molto aspre. Parlo dei casi recentissimi che riguardano Roberto Saviano e Giampaolo Pansa.



Se a Pansa, che presentava "La grande bugia" a Reggio Emilia, si sono opposti ragazzi di un centro sociale che agitavano bandiere e gridavano slogan antifascisti, a Roberto Saviano, giornalista napoletano non ancora trentenne autore di "Gomorra" (Mondadori), si oppongono poteri molto più pericolosi e inquietanti. La colpa di Saviano è quella di aver fatto nomi e cognomi, in un libro che, dicono, è documentatissimo e impressionante per la verità che mette in piazza sul fenomeno camorra. Un fenomeno che, dice giustamente lui, non è più soltanto un problema "criminale", ma di "potere": economico, culturale e politico. 


Io ho appena comprato il libro, ma anche senza averlo letto, credo sia giusto manifestare la più totale solidarietà allo scrittore napoletano, magari visitando il sito creato apposta da amici e colleghi per sostenerlo. Si può firmare una lettera appello e guardare le sue video-interviste sulla camorra di oggi, sempre più potente e ramificata, dentro e fuori i nostri confini.


Ecco il link:   www.sosteniamosaviano.net


Insomma, i libri fanno ancora discutere e possono avere una funzione sociale non da poco, aprendo dibattiti di grande interesse. Specialmente se li si legge, però, e non si preferisce bruciarli in qualche falò acceso da pregiudizi e censure.

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categoria:libri, attualità, giampaolo pansa, roberto saviano
martedì, 10 ottobre 2006

Vabbé la giornata è di quelle che non si ricordano. Stanchezza, lentezza, noia: un arazzo per niente allegro, color topo, come i capelli della signora Pina, la consorte del ragionier Fantozzi.  In giorni così ci si attacca alle cose di sempre, ma forse si dovrebbe fare il contrario: prendere un treno al volo, come non si è mai capaci di fare davvero. Liberarsi dal cappio dell'abitudine, dal proprio odore di solitario inguaribile e vagamente appassito...Finisci per buttarti al computer fino a fare corpo unico con lui, e intanto mandare dischi sullo sfondo.


Il guaio è che i dischi sono anche belli, mannaggia, e ci cadi dentro a piedi uniti prima di poter architettare una difesa e mettere in atto la fuga. Questi String Driven Thing con il loro "The machine that cried" (1973) ad esempio, che mi è arrivato ieri, è proprio di quelli che piacciono a me: cupo, teso, piuttosto inquietante, con un violino diabolico, le voci tirate, e atmosfere malsane, molto underground. Progressive di una volta, insomma, quando ancora si credeva che in un disco ci potesse stare tutto: la rabbia, la poesia, i sentimenti più strani, una visione del mondo. Non questi compitini ben confezionati, col fiocchetto sopra, che ci propinano i gruppi di oggi, tranne rare eccezioni.


Un disco come un romanzo, ecco: di quelli maledetti, che parlano anche quel linguaggio trasversale che non trovi nella tivù, nelle chiacchiere da bar, nelle mode finte, ma sembra che si rivolga proprio a te, piccola cacca di cane spersa nelle galassie miserrime del quotidiano, tra una bolletta e una perdita in bagno...E tu pensi, alzando la testa dal liquame: cazzo, ma allora non sono poi così desolatamente solo a girarmi i pollici senza un posto qualunque dove piazzarmi con soddisfazione. Fa bene, pensarlo ogni tanto, prima di andare a dormire. Aiuta a varcare una volta di più la frontiera della notte, con le sue mine disseminate qua e là. A domani.

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categoria:musica, string driven thing
lunedì, 09 ottobre 2006

Da qualche tempo avvocati e magistrati scrivono ch'è un piacere: vedi Gianrico Carofiglio, magistrato a Bari, di cui è uscito "Ragionevoli dubbi" da Sellerio. Bella mano, molta ironia, tracce di malinconia e un personaggio che indossa tutto questo con molta verità: Guido Guerrieri, avvocato, per l'appunto.


Si va per categorie, in letteratura: ingegneri, professori, attori. Chissà, tra poco cominceranno a scrivere romanzi anche gli assicuratori, e allora ne vedremo delle belle...E i letterati di professione? Lo fanno sempre, come no, ma forse la gente ha bisogno di emozioni più forti, e chi lavora in polizia o indaga tutto il giorno psicologie criminali ha certo un polso più vero dello stato delle cose. Del pantano in cui ci si muove, tra bagliori di paura e guizzi di angoscia: insomma, un bello schifo. Ma la creatività non nasce quasi mai da uno stato idillico, anzi sguazza meglio nella precarietà e nel male di vivere. Non si spiega altrimenti, se no, la proliferazione cronica del thriller e del morboso, una volta confinati nell'immaginario della serie B. Ormai lottano per la Champions League, direi...

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categoria:libri, giallo, carofiglio