Non c'è niente da capire, diceva De Gregori. Lì si parlava di un amore finito male, ma io parlo di quando qualcosa ci cattura, di colpo, senza che sia possibile capirne il senso, almeno subito. Per andare al sodo: "Mulholland drive" di David Lynch, avete presente? Ecco, non so voi, ma io la prima volta che l'ho visto al cinema non ci ho capito granché, eppure mi è piaciuto parecchio. Ero ipnotizzato proprio perchè non capivo. Maurizio Milani, quel tipo surreale che lavora in tivù con Fabio Fazio, ha scritto un libro (che non ho letto) intitolato: "La donna quando non capisce s'innamora". Ora, io tanto donna non sono, ma mi è successo lo stesso: mi sono invaghito di una sequenza d'immagini del tutto ineffabile, il cui senso lineare faceva evidentemente a pugni con il senso occulto della storia. Amore a prima svista, insomma.
Recentemente ho fatto mio il dvd del film e ho riprovato: fascino immutato, comprensione più ampia, ma non totale. Nel frattempo, ho trovato in rete dei siti dove il film veniva interpretato con una sottigliezza e una varietà di sfumature davvero notevole, il che mi ha dato qualche chiave in più per arrivare al nocciolo dell'opera. Però, a parte tutto, Lynch è un maestro dell'ambiguità: lo si vede dai suoi titoli precedenti ("Velluto blu", ecc.) dove sembra abbracciare ogni archetipo dell'immaginario filmico americano, vedi "Cuore selvaggio", per rovesciarlo in modo paradossale. Qui però tocca l'apice di questo discorso: ogni scena ha una sua linearità che s'inscrive nel solco di tanto cinema di genere, ma poi il montaggio, i segni subliminali sparsi qua e là, tutto concorre a rovesciare quello che hai appena visto e a rimettere in discussione il significato del film. Un puzzle a strati, quasi per enigmisti provetti o per giallisti incalliti. Solo che qui non c'è da rintracciare l'assassino, ma il senso. Ovviamente, c'entra anche l'abilità del regista nel girare in un certo modo, minando alla base, sottilmente, quello che sembra così semplice: la biondina acqua e sapone che vuol fare l'attrice è proprio così? E la bruna? E chi è l'uomo spaventoso seduto dietro il drugstore? Quella chiave azzurra sul tavolo, poi, è veramente una chiave o è qualcos'altro? Domande, il film di Lynch è il film delle domande, dei dubbi, del doppio. A suo modo, un capolavoro.
Mi viene in mente che forse non capire, restare interdetti o disorientati, è il motore di tutta la conoscenza vera. Richiede uno sforzo (d'immaginazione) comprendere qualcosa. Quello che capisci subito, diceva Battisti parlando di canzoni, dev'essere per forza una stronzata. Mi sa che aveva ragione.
Ecco qui, per chi vuole cimentarsi col rompicapo, un link di varie letture del film: http://www.spietati.it/archivio/recensioni/rece-2001-2002/rece-2001-2002-m/mulholland_drive.htm
Buon divertimento!











Col tempo, centinaia di dischi dopo, riesco ad ascoltare un po' di tutto e a trovare perle anche tra i cantautori. Vorrà dire qualcosa? Non saprei, ma ultimamente mi è capitato di riascoltare "Sogna, ragazzo, sogna" di Roberto Vecchioni, uscito credo nel 1999. Parlo del singolo, non dell'album omonimo. Francamente lo trovo di una bellezza assoluta: mi piace molto il testo e anche come si lega alla parte musicale, un flusso emotivo compatto e senza pause. Vecchioni è uno dei professori del nostro cantautorato, come Guccini, uno di quelli che ha saputo riversare in modo elegante le sue letture nella forma canzone. Lo stesso fa De Gregori, che sul piano mimetico è forse anche superiore: pochi come lui infatti sanno scrivere un testo come lo scriverebbe un bambino di otto anni o una donna, calandosi cioè nella psicologia di persone diverse. Vecchioni, che ultimamente ha pure scritto dei libri, ha invece il piglio dell'artista maledetto, più individualista ma anche maestro delle allegorie e delle metafore, più incisivo anche nel canto del pacato De Gregori.