mercoledì, 28 giugno 2006

Ci sono momenti irripetibili nella storia delle arti, come nella vita delle persone. Per la musica pop-rock e dintorni, non c'è dubbio che il periodo veramente magico sia stato quello tra la metà degli anni 60 fino alla metà dei 70: in questo lasso di tempo, a ben vedere piuttosto limitato, è successo praticamente di tutto. Dalla maturità della pop-song di Beatles e Beach Boys, con dischi straordinari come "St. Pepper" e "Pet Sounds", alla psichedelia dei Pink Floyd  di Barrett ("Piper at he gates of dawn", 1967), all'acid rock californiano di Jefferson Airplane, Spirit e Grateful Dead, fino all'avvento del progressive che monopolizza il mercato discografico dei primi 70. Anche nella provinciale Italia, per dire, le classifiche di vendita degli LP vedono irrompere per la prima volta nomi come Jethro Tull, Genesis, Family.

Ecco, i Family sono un gruppo che forse ha sempre avuto meno onori di quanti ne meritasse. Guidati da un cantante incisivo come Roger Chapman hanno sfornato dischi meravigliosi come "Music in a doll's house" (1968), "Entertainment" o "Fearless". Il primo è ricordato come uno degli esordi più folgoranti di sempre: una mistura brillante di psichedelia, folk, blues, proto-prog, con pezzi tutti piuttosto brevi ma arrangiati con gusto e intuizioni accattivanti. Dominano le chitarre, più che le tastiere, ma contribuiscono all'insieme il violino, il flauto e anche l'armonica. Un ascolto consigliato a chi vuol rintracciare le radici del progressive più "british" e meno sinfonico. In Italia hanno avuto più consensi i cosiddetti barocchisti (Gentle Giant in testa), ma Chapman e soci hanno scritto in pochi anni (1968-73) una pagina davvero bella, da rivalutare: sono dischi, i loro, ancora oggi molto godibili, proprio perchè in fondo scrivevano canzoni, ma in questo contenitore sapevano far entrare tutto con incredibile disinvoltura,  e senza scadere mai nel virtuosismo un po' freddo di altre band più rinomate del prog, come gli ELP ad esempio.

 Per chi vuol saperne di più aggiungo la home-page del gruppo inglese:                                                                                                      http://members.aol.com/songforme/

 

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categoria:musica, family
venerdì, 23 giugno 2006

Stereokimono, Finisterre, Ubi Maior: sono solo alcuni nomi che mi vengono in mente se penso alle nuove leve del prog italiano di oggi. Pochi lo sanno, infatti, ma il seme gettato quasi quarant'anni fa da gruppi storici come Procol Harum, Nice, King Crimson sta ancora producendo i suoi frutti. Secondo me è anche la prova che quella musica non era una moda effimera, ma un'esigenza espressiva. Si cercava la terza via, tra la musica colta (classica) e la musica spensierata da balera: così è nato il prog, da un innesto azzardato, che non poteva basarsi su nessuna tradizione. Era, anzi è, il suo bello: guardare avanti. Per lo stesso motivo, ovviamente, coloro che si ostinano solo a ripetere una formula immutabile, i cosiddetti cloni dei capiscuola, non fanno progressive, ma "regressive". A volte consapevolmente, certo: esiste anche una libido nella replica infinita di un piacere.

Facendo un discorso più ampio, è facile capire che in realtà tutta la musica originale, anche nei secoli passati, è per forza di cose "progressiva". Beethoven, è risaputo, era considerato un imbecille pronto per il manicomio, e vale per molti altri compositori che oggi definiamo "geniali": per diventare classici hanno dovuto morire, perchè ci sono cose che si accettano solo a posteriori e ogni novità richiede tempo per venire assimilata. Miles Davis, quando incrociò per primo il jazz con il rock, a metà degli anni Sessanta, fu disprezzato da molti dei suoi ammiratori, degli snob che guardavano con orrore al rock. Poi il jazz-rock è diventato di massa: Weather Report, Perigeo, e mille altri. In genere si riconosce il valore di qualcosa solo quando è impossibile non farlo, perchè i suoni ti arrivano da tutte le parti. E' il meccanismo della pubblicità, che fa leva sul martellamento: i creativi lo sanno bene che la gente è pigra, distratta, conformista e perchè si accorga di qualsiasi fenomeno bisogna rovesciarle addosso quintali di messaggi a ripetizione.

Troppo facile. Così si arriva a gustare solo una minestrina riscaldata e ormai insipida: conviene drizzare le antenne per tempo, farsi trovare vivi quando il nuovo arriva. Oppure accontentarsi, ma poi si gode..così così, come dice Ligabue.

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categoria:musica
giovedì, 22 giugno 2006

Quale momento scegliete per ascoltare musica? Credo che sia un fatto molto soggettivo: non si tratta solo di avere il classico "momento libero", appunto, ma dipende dallo stato d'animo. E poi naturalmente c'è musica e musica, per fotografare un determinato umore.

La realtà è che, spesso, i cosiddetti collezionisti, o comunque coloro che acquistano molti dischi, tendono a sfumare la frequenza d'ascolto. Si insegue il titolo raro, la ristampa preziosa, per metterla sotto teca e poter dire "ce l'ho", un po' come da bambini si faceva con le figurine dei calciatori. E' un atteggiamento che in fondo non mi piace, perché la musica in sè, il piacere emotivo dell'ascolto, viene soffocato da un'esigenza che definirei "statistica". Io non mi ritengo un collezionista vero e proprio, ma col tempo ho sviluppato la stessa sindrome: aggiorno l'elenco dei Cd, col gusto di veder salire la cifra numerica accanto all'ultimo titolo. Mentre, in maniera direttamente proporzionale, si fanno più rare le emozioni forti durante l'ascolto. Diciamo che in parte è fisiologico, come succede a chi recensisce dischi o spettacoli per mestiere: diventa anche quello una sorta di compito, e il dovere va a detrimento del piacere.

A far saltare il meccanismo sono certe giornate diverse: dopo uno stress prolungato, un evento seccante che ha richiesto tempo e logorio nervoso, ritrovare la dimensione del tu per tu con un disco può essere davvero una riscoperta che ti rimette in sesto. Una specie di tarda rifioritura che ripete l'incantesimo da cui tutto ebbe inizio nella tua vita di ascoltatore. Ti sfilano davanti nomi e titoli che circoscrivono il tuo percorso: il primo incontro con Le Orme ("Contrappunti"), e poi la prima volta coi King Crimson, il Banco del salvadanaio, i Pink Floyd di "Ummagumma" (che buffo titolo!). La magia assoluta dell'attacco di "Introduzione", il brano iniziale di "Ys", del Balletto di Bronzo, trovato a Latina da mio padre ( ! ) nel 1977, su mia commissione. Altri tempi: imbattersi in certe ristampe del prog italico era un'impresa. Il villaggio globale, con Internet e il resto, non era neppure un pensiero, e tutto era lento e approssimativo. Di certi gruppi pop si leggeva una volta su qualche rivista e per anni non si riusciva a sapere altro:  ma questo alimentava il mito, ecco. E metter le mani sul tal disco era davvero come fare l'amore con una donna ritrosa dopo anni di inutile corteggiamento: una goduria. Ebbene sì, lo ammetto: la voce di Giannni Leone, in quel lontano pomeriggio di quasi trent'anni fa, fu come un brivido erotico. Avercene, di emozioni così anche oggi...

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categoria:musica, dischi, balletto di bronzo
mercoledì, 21 giugno 2006

I cinema stanno per chiudere, è passata un'altra stagione. Contro la malinconia provo a fare un po' di bilanci. Tra i film belli metto: "Good night, and good luck" di Clooney; "Volver" di Almodovar; "Crash" di Haggis; "L'enfant" dei Dardenne; "Niente da nascondere" di Haneke, e qualche italiano: Benigni, Rossi Stuart (un esordio coi fiocchi), "Il caimano". Tra i deludenti "Mary" di Ferrara, "Chiedi alla polvere", e qualche film di genere, come "Derailed".

In generale, mi sembra una stagione discreta. Anche i film non riusciti del tutto hanno offerto spunti interessanti. Ogni film, per uno spettatore attento, ha sempre dei motivi per essere ricordato. Di uno si ricorderà la musica, di un altro la prova di un attore, o qualche dialogo efficace. "The new world" di Malik magari è un filo lungo, ma è bello anche nelle pause, e poi ha un finale splendido. A volte è davvero una questione di dettagli, di sfumature: oserei dire che anzi un film controverso, non del tutto risolto, ha spesso un fascino che resta più di un film perfetto. E' il contrasto tra l'ombra e la luce che esalta il guizzo d'artista, si sa: nelle difficoltà l'estro si frega le mani e si getta nella mischia con il ghigno dei folli. I poeti e i pirati hanno molto in comune. Carina questa: segnatevela...

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categoria:cinema
mercoledì, 07 giugno 2006

Ma la legge sulla musica si fa o non si fa? Invocata da più parti come la panacea in grado di risanare la disastrata discografia italica, non se ne parla molto nei primi giorni del governo Prodi, anche se Romano e soci hanno messo in cantiere l'idea . Nei primi cento giorni, forse incombono altre priorità. Per chi non lo sapesse, si parla (soprattutto ma non solo) di ridurre l'Iva sui dischi in vendita, così come avviene per tutto ciò che ha valore "culturale", a cominciare dai libri. I prezzi calerebbero abbastanza, si suppone, da spingere molti più appassionati a comprarsi i dischi in negozio, invece che scaricarseli da Internet...Sembra incredibile, ma da noi la musica non è cultura, evidentemente, ma qualcosa come piselli o formaggio. Strano, perchè una volta ho provato ad addentare un 33 giri e non mi è parso affatto commestibile...Mah, è sperabile che la richiesta che sale ormai da tutti gli interessati, non solo case discografiche e artisti, ma anche radio private, giornalisti, sindacati, ecc. produca finalmente qualche risultato concreto. Anche la musica, secondo me, è una priorità, specie per un governo che deve dimostrare nei fatti la sua "diversità" rispetto al Berlusca. Anche qui, insomma, si parrà la sua nobilitate!

Per chi vuole saperne di più ,sulla legge e i suoi obiettivi, eccovi un link utile:

                          http://www.bluecommunity.it/articoli/appello-musica.htm

 

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categoria:musica