"L'ha detto la televisione", prima che il sistema televisivo italiano si aprisse alle emittenti commerciali, era qualcosa che significava, più o meno, "è verità, non può essere che così." C'era meno libertà e meno pluralismo, certo, e qualche certezza (illusoria) in più. Se il martedì mattina, a scuola, uno ti chiedeva "hai visto il film ieri sera?", non c'era alcun dubbio che si stesse riferendo al film trasmesso in prima serata sulla prima rete RAI appunto il lunedì sera, giorno consacrato al cinema in tivù. Fatta oggi, una domanda del genere, non avrebbe senso. La verità assoluta, in tivù e nella vita, probabilmente non esiste. Oppure esiste, ma è misconosciuta da chi dovrebbe comunicarla. Sto parlando, ovviamente, di verità piccole e non di massimi sistemi.
Un conduttore bravo e intelligente come Fabio Fazio, anni fa s'inventò un programma come "Anima mia", dove resuscitava, in chiave più o meno ironica, feticci e ricordi degli anni Settanta. Musicalmente però ebbe il torto di rappresentare l'Italia dell'epoca come un dominio di artisti come Baglioni, Pooh e Cugini di Campagna (da cui il titolo appunto)...Non so se Fazio sia sprovveduto o furbo, ma tutti dovrebbero sapere che non era esattamente così. Quel periodo è stato uno dei più eccitanti per la nostra musica, perché si scardinava finalmente il predominio dei tre minuti a canzone per gettarsi in lunghe suites, non sempre calibrate, dove comunque c'era una libertà creativa inconcepibile fin lì. Si ascoltavano suoni d'ogni tipo, accostamenti audaci tra generi diversi, e non si aveva paura di improvvisare, come nel jazz. La voglia di dire tutto, ma con nuovi strumenti e nuove parole, dava origine ai famigerati "concept-album": dischi cioè dove tutti i brani erano legati da un medesimo argomento, e qui la fantasia dei gruppi italiani fu notevole. Basta leggere i titoli dei dischi più noti del progressive nostrano: "La bibbia" (Rovescio della Medaglia); "Caronte" e "Atlantide" (Trip); "Darwin" (Banco); "Zarathustra" (Museo Rosenbach); "Passio secundum Mattheum" (Latte e Miele), ecc. Per non parlare dei concept di genere "fantasy", forse anche più interessanti: "Felona e Sorona" (Orme), "Ys" del Balletto di Bronzo o "Mr. E. Jones"(Nuova Idea) per citarne un paio. E non mancavano incursioni nel sociale, come "Palepoli" degli Osanna. Non c'erano confini, e ovviamente nascevano anche dei mostri, ma quella stagione, anche nei suoi lati eccessivi, non è passata inutilmente. Molti dei musicisti più rispettati, come Ivano Fossati, Franco Battiato, Ivan Graziani, Michele Zarrillo, Red Canzian (Pooh), Alberto Radius e lo stesso Luis Bacalov, si sono formati in quel clima e se la forma- canzone oggi è un contenitore così aperto e sfaccettato è anche merito di certe esperienze.

Ecco perchè il gentile Fazio, tra uno scherzo e l'altro, avrebbe potuto ricordarli, quei nomi. Avrebbe contribuito a dare un'idea più vera di una scena musicale che forse, dopo, non è mai più stata così ricca e libera. Con tutto il rispetto per Baglioni e soci, non si può sempre puntare sui soliti nomi, e ignorare tutto il resto, soprattutto se si ha il privilegio di parlare a un pubblico vasto come quello televisivo. Per rimediare, nel mio piccolo, faccio seguire una lista di gruppi e solisti rigorosamente anni Settanta, per i quali rimando poi al mio sito "AltreMuse" ( http://xoomer.virgilio.it/altremuse/ ) per ulteriori approfondimenti.
In ordine sparso, oltre a quelli già citati: Area, Acqua Fragile, Campo di Marte, Circus 2000, Albero Motore, De De Lind, Arti e Mestieri, Maxophone, Alan Sorrenti, PFM, Jumbo, Dedalus, Delirium, Alphataurus, Locanda delle Fate, Perigeo, Metamorfosi, Agorà, Il Volo, Biglietto per L'Inferno, Garybaldi, Pholas Dactylus, Pierrot Lunaire, Saint Just, Rustichelli e Bordini, Reale Accademia di Musica, Quella Vecchia Locanda, Rocky's Filj, Osage Tribe, Opus Avantra, Murple, Semiramis, Toni Esposito, Sensations' Fix, Stormy Six, Claudio Rocchi, e tanti altri. Perchè loro c'erano, e non dormivano affatto...
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