In tempi di specialismo assoluto è grama la vita dei tipi eclettici. Tutti riconoscono il collezionista di sugheri o il maestro del bullone, anche se appena si parla di altro (varia umanità) resta muto come un pesce. Nessuno stima troppo un tale che può parlare di cose diverse, e si diletta di varie discipline: fa niente se ha una conversazione piacevole e ha la mente aperta, alla lunga lo si classifica piuttosto come un bizzarro senza arte né parte. Mah.
A me invece piace proprio questo: godere di cose e linguaggi diversi, cogliere le somiglianze o le disarmonie, le sfumature e i mezzi toni. Vado per associazioni d'idee, zompetto per folgorazioni e plano tra gli estremi a caccia di quella piccola sutura che in fondo (molto in fondo) può avvicinarli. Tutto si tiene, le arti sono parenti tra loro, le lingue hanno radici comuni e la purezza, questa sì, sembra ormai una bizzarria.
Non siamo una società multirazziale e multiculturale? Allora è così che bisognerebbe andare e ragionare: liberarsi da stereotipi e idee fisse, lasciare che uomini e concetti si manifestino e poi vedere come s'incontrano o comunque colorano la nostra vita. L'uno è la fede degli integralisti, "molti" è quella dei più aperti. Dio (l'uno supremo delle religioni), se non è morto come ultimo rifugio interiore, è trapassato come verità, e se lo capissero in tanti il mondo sarebbe un posto meno cupo e angosciante, credo. I molti possono riconoscersi come individui e rispettarsi, i devoti all'UNO tengono le distanze come eserciti ostili.
Funziona anche in letteratura: preferisco gli scrittori individui, magari anarchici, ai portavoce di qualche verità. Devono saper scrivere, certo, ma devono soprattutto farmi sentire la vita quando cadono le maschere, e non puoi farlo se tu stesso, che scrivi, metti paletti dappertutto. Il libro diventa una gabbia, non una terra nuova tutta da esplorare, come è bello che sia. Dove s'incontrano uomini e voci, colori e sentimenti, non verità e dogmi. Varietà, non verità. La varietà, la diversità è la ricchezza: non il modello unico e la razza pura! Che ci sia gente che crede ancora nella razza è patetico: l'italianità, adesso, con la storia delle banche scalate da francesi e spagnoli tutti gridano che l'italianità è in pericolo...Ah sì? E io che pensavo che l'italianità non fosse mai esistita, se non nelle fantasie di qualche storico mussoliniano! E' come la storia della famiglia. Tutti quelli del Polo a stracciarsi le vesti di fronte alla prospettiva dei PACS o di altre simili: come, volete uccidere la famiglia italiana! Quale, prego? Se non c'è più da vent'anni, è defunta. Fanno finta, questi ipocriti, per tenersi buoni vescovi e pecoroni, sono tutti lì che si commuovono a evocare la sacra trimurti DIO PATRIA FAMIGLIA, con l'occhio dei giusti...Prodi e soci, per favore, anche litigando sulle virgole, levateceli di torno una volta per tutte.










