sabato, 03 dicembre 2005

 Ecco qui la seconda parte dei miei dischi preferiti in ambito prog. La verità è che si tratta di una lista puramente indicativa, perché appena scegli un titolo te ne vengono in mente altri dieci che non sono da meno. Tra sei mesi, magari, potrei tirar fuori altri quindici dischi che qui non trovate. Perciò prendete la mia scelta per qualcosa di fatalmente provvisorio.

17.Mekanik Destruktiw Kommandoh (Magma) Il disco più impressionante di questa band francese, guidata dal batterista Christian Vander, capofila della Zehul music. Fonde jazz, rock e classica, con i fiati e le parti vocali protagoniste in un insieme di grande impatto drammatico.

18.Zarathustra (Museo Rosenbach) Un concept dedicato all’opera di Nietzsche e per questo molto osteggiato all’epoca (1973). A parte tutto è un mirabile esempio di prog italiano dai risvolti oscuri, dominato da atmosfere crepuscolari, mellotron e una possente sezione ritmica.

19.Halloween (Pulsar) Capolavoro di questa formazione francese. Impeccabile rock sinfonico e romantico, ricco di sfumature, con discreti richiami a certe sonorità dei Pink Floyd.

20.Sea shanties (High Tide) Misconosciuti all’epoca, gli inglesi High Tide mostrano nel loro disco d’esordio di saper conciliare un rock duro e martellante con l’estrosa presenza di un violino inquietante.

21.Moving waves (Focus) Progressive di stampo barocco nel secondo album degli olandesi Focus. Flauto e chitarra dipingono limpidi paesaggi sonori privi di forzature. Eleganza e tecnica, con qualche impennata rock.

22.Patto (Patto) Il primo album di una band che non ha trovato, inspiegabilmente, il successo che meritava. È un rock-blues con aperture progressive, di tecnica superiore. Ottime chitarra e voce.

23.Hosianna Mantra (Popol Vuh) Un gioiello della scena tedesca, fuori da mode e correnti, con influenze orientali sapientemente distillate. Rarefatto e sofisticato, si giova anche di una cantante soprano.

24.Concerto Grosso 1 (New Trolls) Uno dei più felici esperimenti di contaminazione tra rock e orchestra. Sotto la guida di Luis Bacalov il gruppo genovese si amalgama alle sonorità barocche e fa scuola.

25.Ashes are burning (Renaissance) Il rock sinfonico al suo meglio in un disco di armoniose melodie e atmosfere influenzate dal classicismo russo. Spicca la voce cristallina di Annie Haslam.

26.Dark side of the moon (Pink Floyd) Per qualcuno è il disco della decadenza, per me è l’apice dei Floyd. L’esatto punto d’equilibrio tra le origini psichedeliche targate Syd Barrett e la poetica pessimistica di Roger Waters. Memorabile affresco di suoni e ansie davvero contemporanei.

27.Acqualung (Jethro Tull) Perfetto incontro tra il folk-rock-blues degli inizi e il rock chitarristico, col flauto e il canto di Ian Anderson comunque protagonisti.

28.Space shanty (Khan) Bellissimo esempio di Canterbury minore, si fa per dire. La chitarra di Steve Hillage e le tastiere si integrano a puntino in una sequenza senza punti deboli.

29.Sulle corde di Aries (Franco Battiato) Il terzo disco dell’artista siciliano combina magistralmente la sua originale forma-canzone con l’uso più massiccio di tastiere e synth.

30.Pampered menial (Pavlov’s Dog) Raro esempio di progressive statunitense dei ’70. Miscela azzeccata di tonalità romantiche e zampate di rock tipicamente americano, con una voce solista che fa la differenza.

31.Blitzkrieg (Wallenstein) Folgorante debutto della band germanica. Pianoforte e chitarra elettrica si scontrano in brani lunghi e articolati, tra classicismo e hard-rock.

32.Waters of change (Beggar’s Opera) Il miglior disco di questa band piuttosto discontinua: qui offrono una vivace sequenza di rock melodico: umori folk, molto mellotron e pungenti riff di chitarra.

33.Viva Boma (Cos) Il gruppo è belga, il disco una sorta di Cantebury riveduto e corretto: tra space-rock e jazz, con interessanti vocalizzi femminili.

34.Saint Just (Saint Just) Jane Sorrenti (sorella di Alan) è la voce inconfondibile di questo trio napoletano che sceglie uno stile incantato e sperimentale, tra folk-rock e psichedelia.

35.The power of the Picts (Writing on The Wall) Unico ma splendido album di questo gruppo scozzese. E’ una sorta di hard-progressive dai tratti soul e blues, molto inventivo, e dominato da una grande voce solista.

36.Palepoli (Osanna) Uno dei contributi più personali della scena italiana alla stagione d’oro del progressive. Intenso concept-album dedicato a Napoli, con il sax e le tastiere protagonisti, e liriche importanti.

37.Snow goose (Camel) Il capolavoro di questo gruppo romantico e sinfonico: un disco favolistico tutto strumentale.

postato da: armapo alle ore 17:04 | Permalink | commenti (1)
categoria:musica, progressive, muica, capolavori