Ogni tanto, bisogna scoprirsi, anzi sbilanciarsi. Così, ho pensato di compilare una lista dei dischi che preferisco in materia di progressive. L'ordine è del tutto casuale, badate bene, e l'ultimo titolo potrebbe anche stare nei primi cinque, e viceversa. Accanto ho sintetizzato i motivi della mia preferenza.
1.Nursery cryme (Genesis) Lo stile romantico e favolistico di Gabriel e soci prima che diventasse una "maniera".
2.Ys (Balletto di Bronzo) Capolavoro dark del prog italiano: un concept ad alta tensione, inventivo e mai noioso.
3.Au-dela du delire (Ange) Bellissimo disco della band francese, tra miti e leggende di sapore evocativo e drammatico.
4.Felona e Sorona (Le Orme) Forse il concept-album in stile fantasy più riuscito del rock italiano.
5.Banco del Mutuo Soccorso (BMS) Progressive classicheggiante, con bei riferimenti alla tradizione italiana e liriche di ambiente rinascimentale.
6.John Barleycorn Must Die (Traffic) Perfetta fusione di elementi folk e prog, tenuti insieme dall'estro di Steve Winwood.
7.In the court of the crimson king (King Crimson) Debutto folgorante per i capostipiti indiscussi del progressive visionario e sinfonico, con squarci apocalittici e sperimentali.
8.Acquiring the taste (Gentle Giant) Il miglior esempio del rock barocco e tecnicamente eccelso suonato da questo geniale gruppo scozzese.
9.Pawn Hearts (Van Der Graaf Generator) Altro capolavoro: rock gotico, introspettivo e a volte onirico, grazie all'estro lirico di Peter Hammill.
10.Chocolate kings (PFM) L'apice della Premiata: un concentrato mirabile di rock ad alto tasso tecnico e testi che demoliscono il mito americano, con la splendida voce di Bernardo Lanzetti.
11.Concerto delle menti (Pholas Dactylus) Uno dei gioielli del prog italiano più oscuro: una sorta di trip psichedelico in forma di poema, con visioni sorprendenti e un tessuto musicale imprevedibile.
12.Fragile (Yes) Prima pietra miliare per Jon Anderson e compagni: è il flash-rock più colorato e inventivo di sempre, con musicisti che stupiscono per virtuosismi e amalgama collettivo.
13.Sandrose (Sandrose) Unico disco di questo gruppo francese, ma memorabile per la dimensione romantica, dominata da mellotron e chitarra, con incisiva voce femminile.
14.Spring (Spring) Una perla del progressive inglese minore: mellotron a volontà, variazioni acide della chitarra, ottima voce solista.
15.Ballermann (Grobschnitt) Forse il disco più bello di questa formazione tedesca molto versatile e dalla spiccata vocazione teatrale, con una fantastica suite come "Solar music".
16.Rock bottom (Robert Wyatt) La rinascita di Wyatt dopo l'incidente del 1972 si traduce in un disco di commovente intensità che somiglia a un viaggio nell'inconscio, malinconico e struggente, magico.
Qui faccio punto per ora, ma la lista è ancora lunga. A presto.
categoria:musica, progressive, capolavori











Tra i primi, per la cronaca, i Procol Harum di "A whiter shade of pale" (un'aria di Bach con l'organo e un testo criptico), i Moody Blues di "Days of future passed" (1967), e via via altri, con esiti non sempre felici, certo, ma era proprio l'idea a contare. A seguire Emerson, in Italia i New Trolls, e tanti altri. La mia idea, oggi, è che tirare in ballo l'orchestra accanto a un gruppo rock sappia già di ritorno al passato: puro "regressive", insomma. L'eccezione è un progetto forte, che giustifichi i suoni dei violini o di un coro lirico, altrimenti è solo fuffa. Oppure, ecco, si mira al bersaglio grosso: piacere a grandi, piccini, nonne e cavalli, a tutti, e quindi arrivare prima ai dobloni. Se è così, allora, arriverderci e grazie.
La tragedia, o tragicommedia, è che se esiste qualcuno e qualcosa che ha reso meno indegno il nome dell'Italia nel mondo non è certo il sorriso sbilenco di Andreotti, non è la formidabile dialettica di De Mita, la simpatica verve di tal Calderoli, lo sgargiante riporto di Schifani o le miserrime barzellette dell'unto. No: se quando si parla dell'Italia all'estero, lo si fa ancora con qualche simpatia, è proprio grazie ai buffoni e ai saltimbanchi penalizzati dalle grandi manovre della finanziaria, oggi come ieri: attori e registi come Dario Fo, Mastroianni, Troisi, Sordi, Volontè, Giannini, Loren, Fellini, Pasolini, Benigni, e musicisti come Morricone, Piovani, Pollini, i cantanti, le orchestre, i teatri, ecc. Ma quelli del cinema, secondo Andreotti, avevano l'intollerabile torto di guardare la realtà italiana per ciò che era e lavarne i panni sporchi in pubblico. Capito? Rossellini, De Sica e Pasolini ridotti al rango di lavandaie imprudenti. O quelli delle canzonette (Iannacci, Conte, Fossati, Battiato) che vanno in giro a fare i vagabondi invece di trovarsi un lavoro serio. Voilà la nostra classe dirigente: una congrega di accigliati moralisti che ancora non distinguono una sceneggiatura da una scenografia, e ancora discettano tra cultura alta e cultura bassa. Lo spettacolo, per loro, è sempre la serie B, senza nessuna speranza di promozione nella serie A dei musei e del dottor Azzeccagarbugli. Cos'altro poteva partorire questo governicchio populista e retrivo, espressione di un paese dove perfino la parola "intellettuale", ormai, è solo sinonimo di insulto? E il colonnello Buttiglione, a capo del ministero taglieggiato, che poteva ottenere se non gli spiccioli per poter dire "io ci ho provato?". Meglio non sbilanciarsi troppo, se no è difficile che un colonnello diventi generale...Se la sinistra vincerà le elezioni è quest'idea di cultura che deve cambiare, soprattutto.