sabato, 26 novembre 2005

Ogni tanto, bisogna scoprirsi, anzi sbilanciarsi. Così, ho pensato di compilare una lista dei dischi che preferisco in materia di progressive. L'ordine è del tutto casuale, badate bene, e l'ultimo titolo potrebbe anche stare nei primi cinque, e viceversa. Accanto ho sintetizzato i motivi della mia preferenza.

1.Nursery cryme (Genesis) Lo stile romantico e favolistico di Gabriel e soci prima che diventasse una "maniera".

2.Ys (Balletto di Bronzo) Capolavoro dark del prog italiano: un concept ad alta tensione, inventivo e mai noioso.

3.Au-dela du delire (Ange) Bellissimo disco della band francese, tra miti e leggende di sapore evocativo e drammatico.

4.Felona e Sorona (Le Orme) Forse il concept-album in stile fantasy più riuscito del rock italiano.

5.Banco del Mutuo Soccorso (BMS) Progressive  classicheggiante, con bei riferimenti alla tradizione italiana e liriche di ambiente rinascimentale.

6.John Barleycorn Must Die (Traffic) Perfetta fusione di elementi folk e prog, tenuti insieme dall'estro di Steve Winwood.

7.In the court of the crimson king (King Crimson) Debutto folgorante per i capostipiti indiscussi del progressive visionario e sinfonico, con squarci apocalittici e sperimentali.

8.Acquiring the taste (Gentle Giant) Il miglior esempio del rock barocco e tecnicamente eccelso suonato da questo geniale gruppo scozzese. 

9.Pawn Hearts (Van Der Graaf Generator) Altro capolavoro: rock gotico, introspettivo e a volte onirico, grazie all'estro lirico di Peter Hammill.

10.Chocolate kings (PFM) L'apice della Premiata: un concentrato mirabile di rock ad alto tasso tecnico e testi che demoliscono il mito americano, con la splendida voce di Bernardo Lanzetti.

11.Concerto delle menti (Pholas Dactylus) Uno dei gioielli del prog italiano più oscuro: una sorta di trip psichedelico in forma di poema, con visioni sorprendenti e un tessuto musicale imprevedibile.

12.Fragile (Yes) Prima pietra miliare per Jon Anderson e compagni: è il flash-rock più colorato e inventivo di sempre, con musicisti che stupiscono per virtuosismi e amalgama collettivo.

13.Sandrose (Sandrose) Unico disco di questo gruppo francese, ma memorabile per la dimensione romantica, dominata da mellotron e chitarra, con incisiva voce femminile.

14.Spring (Spring) Una perla del progressive inglese minore: mellotron a volontà, variazioni acide della chitarra, ottima voce solista.

15.Ballermann (Grobschnitt) Forse il disco più bello di questa formazione tedesca molto versatile e dalla spiccata vocazione teatrale, con una fantastica suite come "Solar music".

16.Rock bottom (Robert Wyatt)  La rinascita di Wyatt dopo l'incidente del 1972 si traduce in un disco di commovente intensità che somiglia a un viaggio nell'inconscio, malinconico e struggente, magico.

Qui faccio punto per ora, ma la lista è ancora lunga. A presto.

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categoria:musica, progressive, capolavori
mercoledì, 23 novembre 2005

Si vergognano tutti, da un po' di tempo, di aver suonato il progressive dei Settanta. E che sarà mai? Pare che li si stia accusando di pedofilia! Loro non c'erano, e se c'erano dormivano. Come no. Per fortuna stamattina leggevo che Keith Emerson non si vergogna affatto di essere stato protagonista di quella stagione, e oltretutto mandava a dire ai suoi colleghi, come Rogers Waters dei Floyd, che certi ambiziosissimi progetti come il "Ca ira" lo fanno ridere. Come idea, voleva dire. Molti, in effetti, hanno sempre inteso il connubio del rock con l'orchestra come una specie di lasciapassare per essere ammessi nel novero dei musicisti "seri". Non è così, ovviamente. Quegli esperimenti avevano, secondo me, un altro significato: rompere gli steccati, lanciare ponti comunicativi tra uno stile e l'altro, perchè la musica, se è bella, la puoi suonare col sintetizzatore, con l'oboe o il sitar e non cambia niente. Oggi è pacifico, voglio dire, che un cantante lirico duetti con un chitarrista rock, o jazz, o che so io: meno male, ma se è così bisogna ringraziare sempre quei "capelloni" che per primi hanno lanciato l'idea, trenta-quarant'anni fa.

Tra i primi, per la cronaca, i Procol Harum di "A whiter shade of pale" (un'aria di Bach con l'organo e un testo criptico), i Moody Blues di "Days of future passed" (1967), e via via altri, con esiti non sempre felici, certo, ma era proprio l'idea a contare. A seguire Emerson, in Italia i New Trolls, e tanti altri. La mia idea, oggi, è che tirare in ballo l'orchestra accanto a un gruppo rock sappia già di ritorno al passato: puro "regressive", insomma. L'eccezione è un progetto forte, che giustifichi i suoni dei violini o di un coro lirico, altrimenti è solo fuffa. Oppure, ecco, si mira al bersaglio grosso: piacere a grandi, piccini, nonne e cavalli, a tutti, e quindi arrivare prima ai dobloni. Se è così, allora, arriverderci e grazie.

Mi viene in mente quello che disse Franco Battiato poco tempo fa: "Ma voi siete davvero convinti che la musica di Jimi Hendrix sia meno complessa di quella di Stravinskj?" (o forse era un altro classico, ma ci siamo capiti). Appunto: siamo davvero convinti che chi suona oggi il rock sia per forza inferiore a chi suona Chopin in un teatro di velluti e stucchi? La domanda è retorica, naturalmente.

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categoria:musica, procol harum
martedì, 15 novembre 2005

I tagli allo spettacolo non dovrebbero fare più notizia nel belpaese. E' prassi consolidata che un governicchio in crisi, se deve tagliare, spari sulla croce rossa, cioè, appunto, teatro, cinema, ecc. Chi si stupisce non ha capito che vive in un paese dove a far rima con cultura è quasi sempre "verdura" (Freak Antony docet). E tu vuoi sprecar tempo e denaro coi broccoli e la cicoria?

A condannare le arti e lo spettacolo è una classe politica che preferisce sperperare i dobloni in iniziative estemporanee, e magari garantendo ai suoi boss una scorta che neppure Gesù in persona: il nostro premier, scriveva Augias su "Repubblica", si sposta ogni volta con otto (8) auto blu intorno alla sua. Quelle non ha intenzione di tagliarle, non trova le forbici, o forse si è distratto. E poi, si sa, un comunista che attenti alla sua vita è sempre dietro l'angolo...

La tragedia, o tragicommedia, è che se esiste qualcuno e qualcosa che ha reso meno indegno il nome dell'Italia nel mondo non è certo il sorriso sbilenco di Andreotti, non è la formidabile dialettica di De Mita, la simpatica verve di tal Calderoli,  lo sgargiante riporto di Schifani o le miserrime barzellette dell'unto. No: se quando si parla dell'Italia all'estero, lo si fa ancora con qualche simpatia, è proprio grazie ai buffoni e ai saltimbanchi penalizzati dalle grandi manovre della finanziaria, oggi come ieri: attori e registi come Dario Fo, Mastroianni, Troisi, Sordi, Volontè, Giannini, Loren, Fellini, Pasolini, Benigni, e musicisti come Morricone, Piovani, Pollini, i cantanti, le orchestre, i teatri, ecc. Ma quelli del cinema, secondo Andreotti, avevano l'intollerabile torto di guardare la realtà italiana per ciò che era e lavarne i panni sporchi in pubblico. Capito? Rossellini, De Sica e Pasolini ridotti al rango di lavandaie imprudenti.  O quelli delle canzonette (Iannacci, Conte, Fossati, Battiato) che vanno in giro a fare i vagabondi invece di trovarsi un lavoro serio. Voilà la nostra classe dirigente: una congrega di accigliati moralisti che ancora non distinguono una sceneggiatura da una scenografia, e ancora  discettano tra cultura alta e cultura bassa. Lo spettacolo, per loro, è sempre la serie B, senza nessuna speranza di promozione nella serie A dei musei e del dottor Azzeccagarbugli. Cos'altro poteva partorire questo governicchio populista e retrivo, espressione di un paese dove perfino la parola "intellettuale", ormai, è solo sinonimo di insulto? E il colonnello Buttiglione, a capo del ministero taglieggiato,  che poteva ottenere se non gli spiccioli per poter dire "io ci ho provato?".  Meglio non sbilanciarsi troppo, se no è difficile che un colonnello diventi generale...Se la sinistra vincerà le elezioni è quest'idea di cultura che deve cambiare, soprattutto.

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categoria:spettacolo, buttiglione
giovedì, 10 novembre 2005
Comprare dischi o libri o altro in grandi quantità è davvero un sintomo di depressione? E' quello che sosteneva Maurizio Ferrini ieri sera ne "L'isola dei famosi". Per molto tempo, pare, lo considerava normalissimo, finché qualcuno gli ha fatto notare che tanto normale non era, anche perchè si era ridotto sul lastrico. Ora ne è uscito, e magari questo reality gli porterà qualche soldino, visto che è già nella triade dei finalisti. Da notare: libri e viaggi. Insomma, se proprio uno deve rovinarsi, farlo con i libri non è come farlo comprandosi abiti assurdi o il dodicesimo telefonino in un mese (sì, esistono anche costoro). Ognuno, stringendo, ha la perversione che si merita. Io potrei benissimo rovinarmi con i CD, ma c'è sempre un minimo freno che mi inibisce acquisti in quantità industriali. Allora non sono depresso? Forse il mio è solo il caso di un appassionato musicofilo consapevole dei suoi limiti economici, diciamo così...Per ora.

Confesso però che uno dei miei desideri più morbosi è abitare a pochi metri da un galattico superstore di CD, DVD per tutti i gusti. Di ogni paese, genere, stile e prezzo. Rarità, pezzi unici, novità e bizzarrie. Di tutto, di più. Un posto per bulimici musicali, dove passare pomeriggi interi, scartabellando tra gli scaffali (li sogno polverosi e belli zeppi), e andando poi alla cassa con la mia copiosa preda. E il giorno dopo, ovvio, ricominciare. Una perversione non ha il senso del limite: l'eccesso è la sua legge, non scherziamo. Dice: tutti qui i tuoi sogni mostruosamente proibiti? Ma no, ma no, c'è ben altro. Questi sono quelli innocui, che si possono confessare: degli altri, cercate di capire, parlerò solo in presenza del mio avvocato. Di preti in giro ce n'è anche troppi.

postato da: armapo alle ore 18:25 | Permalink | commenti
categoria:perversioni