C'è indubbiamente da registrare una tendenza della musica a normalizzarsi, o anche a cercare delle formule più tradizionali. Penso alla PFM che realizza una rock opera come "Dracula", ad esempio, o a Cocciante coi suoi musical, lo stesso Lucio Dalla con la Tosca, ecc. Spesso si tratta di dischi molto belli, ma accomunati da una sorta di regressione a linguaggi più popolari, onnicomprensivi, come la lirica, il musical codificato, e così via. Intanto la mente dei Pink Floyd, Roger Waters, peraltro notoriamente portato a progetti ingombranti, realizza il suo "Ca ira", ispirato alla rivoluzione francese. Che dire? Niente, perchè ogni artista ha il diritto di scegliersi le carte da giocare, e non si può parlare a priori. Il disco della Premiata non è certo un brutto disco, e ci sono dietro musicisti di valore, che sanno cavarsela in ogni contesto, anche lontano dai furori prog degli inizi. La contaminazione c'è anche qui, se vogliamo, ma è come guardare un ghepardo nel salotto di casa, invece che nel suo vero ambiente. Il discorso è generale, comunque. Stiamo a vedere, ma se tutto diventa una moda non c'è da stare allegri.
Forse è solo un'impressione, ma anche in certe tendenze si respira una curiosa aria di restaurazione, come in tutto il panorama intorno. I valori forti e i sentimenti universali vanno anche bene, finchè questo non si traduce in un conformismo di fondo, che porta artisti e linguaggi a una dimensione unica e totalizzante. Io penso che ci debba sempre essere spazio per le opere scomode, provocatorie, dissonanti. Troppo zucchero, un generalizzato amore di tutti per tutto rischia di annacquare qualunque proposta e ottundere le menti. Per quello c'è già la televisione, no? E' così vero, che un raro esempio di spettacolo libero, di dire, osare e divertire, come quello di Celentano, suscita sospetti e diffidenze nei signori al potere. Del Noce che cerca in tutti i modi di nascondersi mentre un programma della sua rete fa il massimo degli ascolti è il segno che qualcosa di tragico, e ridicolo, sta davvero accadendo. Bisogna vincere, insomma, ma facendo cose insulse, innocue, altrimenti qualcuno si offende. Peggio per lui. Peggio, dico io, per chi ancora pensa che il riso è meno intelligente del cipiglio, che il rock è rumore, e la poesia è un passatempo per oziosi. Per me, al contrario, l'ozio è il padre degli sfizi, altro che vizi.










