Gli appassionati di musica, i collezionisti, ci sono sempre stati, ma oggi hanno molte più possibilità di avere tutti, o quasi, gli oggetti dei loro desiderio. Non è solo l'epoca del villaggio globale, ma anche del commercio globale, delle transazioni globali. Se uno ha un collegamento a Internet, per dire, anche se abita in un villaggio rurale può avere a casa sua un CD ordinato a un distributore coreano in meno di una settimana. Questa possibilità, secondo me, dovrebbe svecchiare anche le menti, aprire nuovi orizzonti e rivedere certi luoghi comuni di chi segue la musica, e magari ne scrive anche. E invece no. Non è così.
Per restare a un ambito che frequento, il rock progressivo, si trovano oggi dischi di qualunque paese e latitudine: scopriamo cioè che non solo inglesi e pochi altri paesi europei avevano artisti e gruppi degni di nota, ma anche quelle scene per molto tempo considerate periferiche, o pesantemente arretrate come gusti e tendenze. Esistevano, e ci sono ancora, realtà di tutto rispetto che arrivano dai paesi scandinavi, dal sudamerica, dal Giappone e così via. Negli anni Settanta, quando io ero un cupo sedicenne in cerca di emozioni sonore, e ancora andavano per la maggiore i cari "padelloni" in vinile, era molto più difficile sospettare (non dico scoprire) che paesi come Spagna, Finlandia, Argentina o Polonia, per dire, producessero band autoctone che suonavano la stessa musica, grossomodo, dei Pink Floyd o dei Genesis. Non c'era Internet, e pochi erano i cataloghi che vendevano qualche disco d'importazione per corrispondenza: e per importazione non intendo certo dischi brasiliani o ungheresi, ma qualche artista anglosassone ancora non distribuito. In Italia, in quegli anni, venivano distribuiti a stento i corrieri cosmici tedeschi, e pochissimo altro che non fossero i capiscuola britannici del prog o del rock americano. Il resto non esisteva, e nessuno o quasi ne parlava. Insomma, l'ignoranza era scusabile.
Ma oggi? Tu sei circondato da cataloghi specializzati, etichette indipendenti e migliaia di siti web che parlano del progressive olandese, giapponese, svedese e perfino portoghese, e poi, entrando in libreria per trovare qualche buon dizionario sul tema cosa scopri?...Sorpresa: le enciclopedie e i nuovi dizionari sul rock internazionale sono ancora gli stessi che avresti scritto tu, a sedici anni, con l'ignoranza di quel periodo. Invano cerchi un nome diverso e non inglese, ci speri sempre e invece no: troverai la stessa sfilza di Jim Morrison (due palle, si parva licet), Pink Floyd, Genesis, Led Zeppelin e compagnia cantando. Sono lì, monumenti intoccabili di una certa pigrizia giornalistica, e tutti gli altri (che pure esistono, e ora lo sai per certo) restino fuori, e ciccia. Come se Ange, Ergo Sum, Kayak, Supersister, Novalis, Grobschnitt, Kraan, Mona Lisa, Finch, Finnforest, Kaipa, Cos, Gotic, Iceberg e tantissimi altri fossero solo una tua allucinazione uditiva. Macchè: è l'antica pigrizia di sempre, la mancanza di curiosità che rende la vita, alla fine, quella piccola cosa noiosa e prevedibile. Per loro, naturalmente: certi "maestri" hanno fatto il loro tempo. E ho detto tutto.