Esistono i "passaparola", e i luoghi comuni, anche nella musica rock e in coloro che ne scrivono. Quel disco è mediocre, punto. Quell'altro manca di passione, amen. Sarà vero, o esiste una innata pigrizia in chi scrive a voler verificare certe affermazioni che si tramandano ai posteri come un contagio senza rimedio?
Ad esempio: "Chocolate Kings", della PFM, viene generalmente sottovalutato dagli esegeti, grandi e piccini, come un disco "professionale" ma in fondo poco originale, rispetto alle prime prove del gruppo di Franz Di Cioccio. Altro esempio: "Contrappunti" delle Orme è un disco che tutti considerano "freddo", perciò minore, mettendolo in secondo piano rispetto ad altri.
Uscendo dall'Italia, è successo ad esempio con i King Crimson di "Island": album di grande fascino, ma
volutamente attraversato da nuove suggestioni, meno epiche e più composite, se paragonate a quelle del primo, acclamatissimo disco. Ce li siamo persi, lamentarono a suo tempo, e ribadiscono anche oggi, i fans di Fripp.
Verità o supponenza?
Vediamo. L'impressione che ho maturato è che, molto semplicemente, ci si affezioni spesso a certe formule musicali che identificano, in pubblico e critica, un determinato artista. Così, per tenerci ai nostri due esempi, Le Orme restano cristallizzate sui canoni prog di "Collage" o "Felona e Sorona", e ogni volta cher sgarrano in cerca, magari, di nuova ispirazione, vengono subito bollati come artisti in declino oppure, peggio ancora, come ormai venduti al dio denaro, ammiccanti e corrotti nell'animo.
Lo stesso per la PFM, che nel 1972, è verissimo, sforna due dischi eccellenti ("Storia di un minuto" e "Per un amico"), guadagnandosi subito un posto nel pantheon prog e nel cuore degli appassionati, ma che pure nel 1975 realizza un disco a mio avviso molto valido come "Chocolate Kings", per la prima volta, oltretutto, avvalendosi di un singer finalmente all'altezza come Bernardo Lanzetti, che canta in inglese testi acidi e corrosivi verso il mito americano.
La mia domanda è: si può condannare un artista, mutevole e irrequieto per natura, a ripetere sempre le solite cose? Io penso sia ingiusto, e imputo una tale pretesa al vizio, legittimo ma discutibile, di chi non sopporta di essere spiazzato da un'improvvisa svolta del suo artista prediletto. Perché, si chiede costui disorientato, il mio idolo mi ha tolto il mio giocattolo preferito? Mi divertivo tanto...
Per conto mio, i dischi citati come pietra dello scandalo, sono tutti preziosi esempi dell'evoluzione di un musicista, e proprio perché non siedono sugli allori già conquistati come fanno coloro che vivono di pingue rendita. Vero è che la musica non deve essere solo "nuova" per essere valida, bisogna che le idee siano supportate da un'esecuzione all'altezza. Onestamente a me pare che gli album portati ad esempio abbiano tutti questi requisiti.
Se guardiamo alle Orme, che i detrattori accusano spesso di furbate e opportunismo biecamente commerciale, leggo la loro storia in altro modo: "Collage" anticipa nel 1971 una formula triangolare (basso, tastiere, batteria) ancora inedita in Italia; "Uomo di pezza" aggiunge alla ricetta iniezioni più melodiche e morbide, anche più rifinite, che culminano senza dubbio nel sound sinfonico di "Felona e Sorona", uno dei concept più apprezzati nel mondo. I dischi sono anche molto venduti, e dunque, se i veneziani fossero stati tanto furbi, perché non proseguire sulla stessa strada così fruttuosa e remunerativa? "Contrappunti", uscito l'anno dopo, eccede forse in tecnicismo, nel brano omonimo e qua e là, ma testimonia soprattutto una volontà di andare avanti, anche nei testi, pieni di coraggiosi riferimenti allo stato delle cose: aborto, ambiguità delle chiesa, la bomba atomica indiana.
E quanti altri gruppi, come fece la PFM di "Chocolate Kings", avrebbero inciso un disco così lucidamente critico verso l'America, sapendo che proprio quel mercato aspettava da loro il disco della vera consacrazione? Il coraggio di esprimersi senza remore, senza calcoli, non è un pregio indispensabile da parte di un musicista?
Forse ogni disco, ogni artista, merita più rispetto: non per la sua storia passata, ma per il coraggio di uscire dai paletti espressivi, e dal meschino calcolo, che altri vorrebbero imporgli. Ogni volta che lo fa, invece che criticarlo, bisognerebbe rendergli omaggio: perché, in qualche modo, contribuisce ad allargare i nostri orizzonti piccoli piccoli. E ci costringe a pensare.
categoria:musica, prog, pfm , king crimson, progressive rock, orme











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Dopo aver denunciato nel "Libro nero" le campagne antisemite del regime, guadagnandosi così l'avversione delle autorità, lasciò la sua più grande testimonianza con questo ponderoso romanzo, sequestrato subito dal regine sovietico e pubblicato fortunosamente in Svizzera, che ha spinto qualcuno, addirittura, a definirlo "il Guerra e pace del Novecento". Ponderoso, intanto, lo è per la mole: più di ottocento pagine nella bella edizione Adelphi, con una copertina color mattone che immagino scoraggerà più di un possibile lettore. Invece è una lettura appassionante. Poche volte mi è capitato di veder intrecciati così magistralmente la Macrostoria e la Microstoria, senza che l'una confligga con l'altra, ma anzi con un risultato d'insieme strepitoso per stile di scrittura e lucidità nel racconto dei fatti.