domenica, 05 luglio 2009

Ecco qui alcune segnalazioni sulle ultime schede prog che potete leggere su "AltreMuse". Si tratta nell'ordine di una formazione inglese, una band spagnola e una argentina, attive nel corso dei Settanta. Presumo abbastanza ignote ai più, ma proprio per questo degne di attenzione per i più curiosi.


Atlantic Bridge: http://xoomer.virgilio.it/altremuse/archivioprog_ab.html#bridge


Bloque:  http://xoomer.virgilio.it/altremuse/archivioprog_ab.html#bloque


Bubu: http://xoomer.virgilio.it/altremuse/archivioprog_ab.html#bubu


Come al solito, ognuna delle schede è accompagnata da un breve estratto audio, giusto per farsi un'idea della musica proposta dai singoli artisti. Buon Prog a tutti.


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categoria:musica, prog, schede, progressive, rock progressivo
mercoledì, 24 giugno 2009

Decisamente gli anni Settanta sono per un appassionato un vero pozzo di cui si fatica a vedere il fondo. E' chiaro che ravanando tra le tante ristampe d'epoca a volte si tira su anche qualche ciofeca, buona peraltro a far risplendere, per contrasto, piccoli gioielli. Ultimamente ho deciso di prendere un paio di dischi che in passato avevo trascurato nell'ambito del progressive italiano minore, come sapete ingombro di materiali molto diversi per valore artistico e caratteristiche.


Il primo è  "Debut", pubblicato nel 1973, unico disco accreditato a Gigi Pascal e la Pop Compagnia Meccanica. Napoletano come il famigerato Fabio Celi coi suoi Infermieri (che ho sempre trovato più bizzarro che bravo), Pascal è un cantante discreto, con l'ugola impostata un po' alla maniera del pop melodico fine anni sessanta. I testi sono ingenui, non troppo elaborati, ma la musica è fresca e qua e là apprezzabile. L'organo e la batteria sono gli strumenti che spiccano nel disco, entrambi suonati con molto brio e una certa spontaneità che evita comunque la noia. Peccato che i pezzi siano troppo brevi per permettere uno sviluppo interessante dei temi musicali, del resto l'album dura poco meno di 27 minuti!


Un disco minore, senza dubbio, con qualche spunto, solo accennato, che pure lasciava intravedere delle qualità di fondo.


Discorso molto diverso per l'altro disco, "Misterious Dream" , opera seconda dei Living Life. Il gruppo è torinese, e dopo l'esordio del 1975 ("Let: from experience to experience"), con una formazione diversa si ripresenta nel 1981 per questa incisione davvero molto interessante. E' un disco che fonde in maniera elegante un certo jazz-rock raffinato con atmosfere vagamente space-rock di sapore onirico, come dice il titolo. I testi in inglese sono anche ben cantati e inseriti in maniera organica nel tessuto strumentale, cosa piuttosto rara nel panorama italiano di quegli anni. Flauto, chitarra e molto synth dominano il suono della band, decisamente personale, anche se forse arrivato fuori tempo massimo, con il prog italiano ormai in agonia. Si tratta comunque di un disco che mi sento di consigliare agli appassionati più esplorativi, meritevole di stare accanto alle esperienze più note del nostro underground. Dove, come volevasi dimostrare, convivevano orrori e delizie: una stagione irripetibile.

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categoria:musica, recensioni, dischi, prog, ristampe, rock progressivo italiano
mercoledì, 17 giugno 2009

A proposito di Arpia ecco qua un video da Youtube che mostra il gruppo esibirsi con un estratto dall'ultimo album "Racconto d'inverno". Come si nota, tutto è acustico, e il grosso è costituito dall'ottimo duettare tra le voci di Leonardo Bonetti e Paola Feraiorni. Un filo continuo e sempre interessante tra i due protagonisti di questo racconto in musica che nasce sulla scorta del romanzo omonimo.


Mi sembra piuttosto suggestivo, anche se forse la qualità audio non è delle migliori, e spero invogli qualcuno all'ascolto del disco, che consiglio davvero a chi ama farsi sorprendere. Io stesso mi aspettavo decisamente un hard-progressive più tipico, come nel precedente "Terramare" (peraltro molto originale), e invece ecco un progetto che spiazza, ma alla fine lascia il segno. Buon ascolto.


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categoria:video, rock italiano, dischi, musica live, racconto dinverno, arpia
giovedì, 04 giugno 2009

E' tempo di segnalazioni musicali. Approfittatene prima che l'afa e il vento caldo dell'estate, come cantava Alice, vengano ad affossare le nostre residue forze.


Segnalo anzitutto l'atteso, e finalmente uscito, nuovo cd dei romani Arpia. Credo di aver già parlato del loro disco precedente, "Terramare" (2007), una delle migliori sorprese italiane in materia di prog e dintorni. Con il nuovo album, intitolato "Racconto d'inverno" e pubblicato dalla Musea, la band di Leonardo Bonetti conferma soprattutto la sua natura eclettica, che riesce sempre a spiazzare i cacciatori di etichette: il progetto multimediale stavolta è completato dal romanzo con lo stesso titolo che il cantante ha scritto qualche mese fa. Un progetto inusuale e decisamente coraggioso. Ho già detto della bontà del libro, ma anche la musica che ascolto in questi giorni non ha niente di scontato. Curiosamente il gruppo mette da parte gli accenti hard-prog e si affida essenzialmente alle chitarre acustiche, più basso e tastiere, per dar voce al nucleo del racconto. Quello che però impressiona è la splendida dialettica che s'instaura da subito tra le due voci, cioè Bonetti e la bravissima Paola Feraiorni, in un continuo rimando alla sostanza lirica ed estrema che anima il progetto di "Racconto d'inverno". E' davvero notevole come il quartetto romano riesca a tener desta l'attenzione per l'intera sequenza senza effetti speciali: la musica scorre piena di suggestione senza soluzione di continuità, tra atmosfere raccolte o cariche di tensione. Un disco che conquista ad ogni ascolto e non annoia mai.


L'altro disco che segnalo è dei norvegesi Wobbler, già uscito per la verità da qualche mese. Si chiama "Afterglow" e promette autentiche delizie ai seguaci incalliti del progressive crimsoniano, tra dosi massicce di mellotron e maestosi squarci lirici, a volte apocalittici. Forse è stilisticamente più convenzionale, nel senso di derivativo, ma suonato comunque con una bella grinta e un'adesione notevolissima a quel filone romantico-visionario che ha segnato l'evoluzione del genere. Non deluderà di certo chi ha messo nel suo pantheon personale l'occhialuto maestro Robert Fripp e la sua creatura cremisi.


Buon ascolto e ottime vibrazioni a voi tutti.

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categoria:musica, dischi, prog, novitĂ , progressive rock, cd , arpia, wobbler
venerdì, 29 maggio 2009

Il fenomeno Haruki Murakami, con un  numero di lettori italiani in aumento esponenziale, viene ribadito anche da una raccolta di racconti come "L'elefante scomparso", pubblicata da Einaudi. Sono racconti scritti tra i primi anni Ottanta e i tardi Novanta, che ci mostrano bene come funzioni l'arte narrativa di questo schivo autore giapponese.


Non tutti i racconti in verità sono memorabili, e in uno o due casi si ha l'impressione di un'idea solo abbozzata, oppure un po' forzata. In tutti gli altri affiorano invece tutte le qualità che hanno reso famoso Murakami: uno sguardo apparentemente indolente che sembra crogiolarsi nella trita prosa del quotidiano, nel quale scocca però una scintilla che la trasfigura di colpo. In altri invece, paradossalmente, non succede quasi niente: si lavora a curare un prato in piena estate, si bevono birre al sole, si ascolta musica e si aspetta che suoni il telefono. Si rincorrono ricette di cucina e considerazioni di varia umanità, si cerca di sfuggire all'insonnia, si cerca una risposta all'ultimo enigma o si ascolta la quieta follia del mondo, con le sue piccole perversioni che attraversano come scie luminose una giornata come tante. Allora perchè Murakami piace tanto? Ah, non lo so davvero: io posso solo dire perché piace a me.


Mi piace perchè sembra scrivere di nulla e parla di tutto: perchè in fondo, se ci si pensa, anche la nostra vita è così. Uno spisciolìo di piccole abitudini, gesti uguali, sogni e speranze mutevoli come nuvole pigre di un giorno di maggio, mentre la radio suona jazz. Questo paesaggio risaputo, nella scrittura di Murakami assume però un aspetto inedito, perché saper cogliere l'attimo è solo dei veri scrittori:  noi li viviamo come una stanca ripetizione e così li perdiamo, lui invece mentre scorrono li fotografa e ce li offre in quegli elenchi che sembrano pedanti, ma invece sono il terreno ideale sul quale far scoccare l'estro di un trasalimento, quella piccola incrinatura sulla superficie della vita conosciuta che basta a rendercela inedita. Di riflesso ci si accorge allora che quello che conta è godere quegli attimi che a volte ci fanno malinconia, perché spesso non abbiamo altro che questo: saper vedere un paesaggio conosciuto. Scoprire proprio lì uno spiraglio che ci porta nel pozzo oscuro di quello che già conosciamo senza averlo mai guardato per quello che è. Insomma, per vivere al meglio bisogna desiderare quello che si ha, come una volta scrisse quel genio di Ennio Flaiano. Sembra facile, vero?


Personalmente trovo che Murakami sia uno scrittore singolarmente moderno: a volte il suo Giappone non è affatto distinguibile da un qualunque paese europeo, e leggendo questi racconti si pensa che potrebbero essere ambientati dovunque, perchè tutto è nell'essenza tranquilla della coscienza, nello sguardo limpido dei personaggi che raccontano. Il gusto delle cose, dei piccoli piaceri, riscoperti come solo un carattere solitario e contemplativo può fare, assorbe anche l'inquietudine che affiora a un tratto qua e là, come se niente fosse irrimediabile finché si riesce ancora a godere della musica, del sole o di un buon piatto cucinato a dovere: l'arte di questo narratore è davvero simile a una sana e intelligente terapia contro l'ansia. Di questi tempi un regalo davvero prezioso.

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categoria:varie, riflessioni, libri, racconti, letteratura, murakami haruki
lunedì, 18 maggio 2009

I Delirium sono tornati. Il cd live di due anni fa, "Vibrazioni notturne", non era affatto brutto, anzi: tradiva una certa freschezza e una sana voglia di rientrare nel giro della musica. La riprova però era un album di studio con nuovo materiale: ora c'è, si chiama "Il nome del vento",  pubblicato dall'etichetta Black Widow.


Per tre quinti nella vecchia formazione (Di Santo, Vigo e Grice), il gruppo di oggi schiera anche un paio di ospiti di eccezione, come Lupo Galifi, già cantante del Museo Rosenbach, un quartetto d'archi e Sophya Baccini ai cori. All'inizio l'impressione è di un disco perfino troppo pieno di tutto, come quando si vuol accontentare tutti e si finisce per scontentare l'universo mondo, creando il classico prodotto né carne né pesce. Invece un ascolto attento lascia emergere dei passaggi strumentali niente male, e quello che pareva un montaggio un po' ruffiano (coretti, melodie fin troppo piacione) si rivela solo la veste particolarmente generosa di un disco molto curato, ben prodotto e suonato con bella intensità. Un paio di episodi restano un po' in mezzo al guado, ma nel complesso i nuovi Delirium firmano un ritorno piuttosto apprezzabile: spiccano i fiati di Martin Grice e le buone voci di Roberto Solinas e degli altri, con arrangiamenti molto azzeccati, timbricamente ricchi, con qualche passaggio strumentale davvero notevole. Non un capolavoro, ma un disco di buon progressive, sicuramente all'altezza dei tempi, anche se richiede più ascolti per assaporarne la reale consistenza. Del resto è così per tutta la musica che vale: e dunque, onore al merito.

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categoria:musica, recensioni, delirium, dischi, prog, rock progressivo
martedì, 12 maggio 2009

Ogni tanto si resta spiazzati, con la musica di oggi. I Pure Reason Revolution, gruppo inglese, venivano da un primo disco apprezzato dagli ambienti prog odierni ("The Dark Third"), e ora escono con un secondo album decisamente diverso come "Amor Vincit Omnia". Elettronica come se piovesse, suoni campionati e ritmi che picchiano duro: una sorta di "dance" a tutto tondo, valorizzata da una discreta produzione.


La cosa migliore sono le voci, assemblate con grande talento: a volte si ha l'impressione di ascoltare dei veri "mantra" vocali davvero ipnotici che lasciano il segno. Insomma, non si può negare che questo quartetto ci sappia fare, ma forse è il caso di cambiare l'etichetta che gli si era prontamente affibbiata: perché di progressive rock propriamente detto qui non c'è più niente. Dischi del genere possono scuotere molte certezze, almeno le mie. E' giusto aspettarsi sempre le vecchie formule di una volta o si deve prendere atto che tutto si evolve? Ovviamente ci si può anche crogiolare nel passato, ci mancherebbe, ma chi sfugge a certe ricette codificate è per forza un furbone che mira solo a fare centro o piuttosto un musicista che segue una legittima ricerca di nuovi stimoli per la sua musica?


Io mi tengo stretto quello che conosco e apprezzo da quando avevo tredici anni, ci mancherebbe, ma sinceramente non credo sia necessariamente sbagliato aprirsi a nuove vie espressive. Del resto, lo stesso rock progressivo nasceva dal bisogno di uscire dalle gabbie stilistiche dei diversi generi musicali attraverso la "contaminazione". Ed è altrettanto vero, sempre per me, che chi suona oggi come se fossimo ancora nel 1970 non fa affatto "progressive", ma davvero "regressive". Ecco perchè giudico il fenomeno delle "tribute band", dedicate a "rifare" pedissequamente questo o quel supergruppo, una sorta di mortificazione di una sana energia creativa. Teniamoci stretti gli originali, insomma, ma niente cloni, grazie. Poi, decida ognuno se i Pure Reason Revolution sono geniali o solo molto scafati.


Qui comunque  potete leggere la mia (perplessa)  recensione di "Amor Vincit Omnia": http://xoomer.virgilio.it/altremuse/recensioniprog.htm#recensioni

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categoria:musica, recensioni, rock, dischi, novitĂ 
domenica, 03 maggio 2009

Su "AltreMuse" potete leggere nuove schede di rock progressivo messe online nell'ultimo periodo. Riguardano gruppi diversi tra loro, ma a mio parere tutti interessanti, per chi ama anche certe espressioni cosidette "minori" di questo genere.  Gli appassionati sanno bene che spesso è proprio tra i nomi dimenticati che si trovano perle. Come al solito è anche possibile ascoltare brevi estratti audio, solo per farsi un'idea. Ecco i links:


Atlas: http://xoomer.virgilio.it/altremuse/archivioprog_ab.html#atlas


Agitation Free: http://xoomer.virgilio.it/altremuse/archivioprog_ab.html#agitation


Espiritu: http://xoomer.virgilio.it/altremuse/archivioprog_ef.html#espiritu


Hero: http://xoomer.virgilio.it/altremuse/archivioprog_gh.html#hero


Out Of Focus: http://xoomer.virgilio.it/altremuse/archivioprog_op.html#outoffocus


Buona lettura e buon ascolto.

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categoria:musica, bands, prog, progressive, rock progressivo, schede prog